LIPOSKILL:Il nuovo trattamento contro l’invecchiamento cutaneo

Gli studi più recenti hanno dimostrato come le cellule staminali mesenchimali del tessuto adiposo (ADSC) siano essenziali ed efficaci per contrastare gli effetti dell’invecchiamento cutaneo. Ed è proprio il trattamento all’avanguardia di Bioscience Institute, Liposklill, che ne sfrutta appieno le potenzialità. Come?
Si parte con un semplicissimo e piccolo prelievo di grasso, le cellule staminali in esso contenute saranno estratte, moltiplicate in laboratorio e, successivamente, iniettate nella cute dove potranno svolgere la loro funzione rigenerativa.
I classici trattamenti con botox o filler possono ridurre le rughe ma non riescono a migliorare la qualità dell’epidermide, infatti, è sempre consigliato sottoporsi contemporaneamente a una cura che aumenti la produzione di collagene per donare alla pelle un aspetto più elastico.
Liposkill è quindi molto di più di un normale filler, è il nuovo trattamento 100% biologico per rimuovere le rughe! L’iniezione delle staminali nelle rughe ne determina il riempimento grazie alla risposta rigenerativa dinamica cellulare: milioni di nuove cellule iniettate riempiranno i solchi cutanei e restituiranno al volto un aspetto realmente giovanile.
Il vantaggio è duplice: non solo si assiste al riempimento delle rughe ma si ottiene un miglioramento della texture cutanea. Le rughe sottili e profonde scompaiono, la pelle riacquista lucentezza e tono e i risultati sono stabili. Il tutto con un aspetto decisamente naturale e senza ricorrere all’impiego di sostanze artificiali!

Liposkill è il trattamento innovativo che permette inoltre la riduzione delle cicatrici e delle smagliature: una volta iniettate, le ADSC sono in grado di riparare la cute danneggiata favorendo la produzione di collagene ed elastina e la ricostituzione della matrice extra-cellulare. L’azione rigenerativa delle ADSC consente la progressiva sostituzione del tessuto fibrotico, che evidenzia la cicatrice rendendola sgradita sul piano funzionale ed estetico.
Il trattamento è completamente naturale, infatti, prevede piccole iniezioni intradermiche non comportando il rischio di segni secondari dovuti all’intervento stesso.

I vantaggi non sono finiti, dal piccolo prelievo di grasso iniziale si ottiene un quantitativo di staminali che permette non solo il trattamento iniziale anti-aging o riparatore della smagliatura ma anche trattamenti futuri. Come? Grazie alla crioconservazione: una parte delle ADSC espanse in laboratorio è, infatti, crioconservata a una temperatura di -196°C e potrà essere “risvegliata”, a distanza di qualche anno, per ripetere il trattamento anche in una nuova zona del corpo.

BELLY MAPPING: Arte in gravidanza

Durante la gravidanza imparerai a conoscere il tuo bimbo e i suoi ritmi anche attraverso i suoi movimenti: dapprima più leggeri e timidi poi, con il passare delle settimane sempre più decisi, tanto che spesso potrai distinguere un calcetto rispetto al movimento della manina o quando invece sta muovendo il sederino o la testa.
Il Belly Mapping (letteralmente “mappatura della pancia”) rappresenta un modo divertente per approfondire questa conoscenza tra te e il tuo bambino, magari coinvolgendo anche il papà: si tratta di disegnare sul pancione, rappresentando secondo la tua fantasia e immaginazione, il bimbo all’interno dell’utero avvolto dal liquido amniotico e collegato alla placenta attraverso il cordone ombelicale.
Vediamo allora, passo per passo, come mettere in pratica questa nuova forma d’arte!
Per prima cosa , distese e rilassate, con l’aiuto del papà e della vostra ostetrica (se già ne avete una), provate ad individuare la posizione del vostro bimbo: cercate nella pancia una zona che sia compatta, dura e continua al tatto, avrete così trovato la schiena. Ad una estremità ci sarà il sederino (più grande e morbido) e all’altra la testina (più liscia e dura). Ascoltando poi i movimenti del bimbo potrete capire dove sono le gambe e i piedini, (che danno colpi più intensi e decisi) e dove sono invece braccia e mani.
Può essere utile riprodurre uno schema della pancia per segnare le vostre sensazioni:
Ora che avete questo schema, potete utilizzarlo come guida nel disegnare il vostro bimbo; procuratevi dei colori lavabili ed anallergici, come quelli che usano i truccabimbi! Li trovate nelle cartolibrerie più fornite o nei negozi che vendono articoli per organizzare le feste.
Potete iniziare disegnando i contorni , per poi riempirli seguendo la vostra fantasia e ispirazione (guarda il video).
Fotografate il pancione dipinto, nell’album dei ricordi farà un figurone!

Regolamento del concorso Bioscience “Belly Mapping: Arte in gravidanza”
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Disegna il tuo bambino e invia una foto a social@bioinst.com; tutte le foto che arriveranno entro il 31 ottobre 2016 verranno pubblicate nell’album Belly Mapping sulla pagina Facebook di Bioscience.
Dal 3 al 13 novembre 2016 sarà possibile votare (per raccogliere più like invita i tuoi amici a mettere mi piace sulla tua foto entrando direttamente nell’album).
La foto che riceverà più like si aggiudicherà lo sconto di 200,00 euro su uno dei servizi offerti da Bioscience Institute (ad esclusione del G-Test). Il nome della vincitrice verrà pubblicato il 14 novembre.
E ora via libera alla fantasia e buona fortuna!

Si è ampliato il numero di alterazioni cromosomiche fetali valutate con il G-Test

Fino a pochi anni fa era impensabile che una mamma in attesa potesse conoscere lo stato di salute del feto attraverso un semplice prelievo di sangue materno, in totale assenza di rischi per il bambino e di complicazioni per la gestante dovute alle procedure di raccolta del materiale biologico.
Negli ultimi anni, l’introduzione delle tecniche non invasive di analisi del DNA fetale, isolato da un campione di sangue materno, ha aperto un nuovo scenario nell’ambito della diagnostica prenatale.
Oggi il G-test, che Bioscience Genomics offre su tutto il territorio nazionale, rappresenta uno strumento valido, sicuro e affidabile per valutare il rischio che il feto sia affetto dalle anomalie cromosomiche più frequenti in gravidanza.
Recentemente, il perfezionamento delle tecniche di sequenziamento del DNA ha ampliato il numero di patologie che il G-test è in grado di valutare.
Nell’ambito delle trisomie (malattie causate dalla presenza di un cromosoma sovrannumerario rispetto al normale assetto di un individuo sano), il tradizionale pannello di analisi costituito dalla trisomia 21 (Sindrome di Down), dalla trisomia 18 (Sindrome di Edwards) e dalla trisomia 13 (sindrome di Patau) si è ampliato con l’aggiunta delle trisomie dei cromosomi 9, 16 e 22.
Per quanto riguarda le delezioni, malattie determinate dalla perdita irreversibile di un tratto di un cromosoma, sei nuove patologie ampliano l’elenco delle sindromi da delezione già precedentemente contemplate: la Sindrome di Jacobsen, la Sindrome di Van Der Woude, la Sindrome di Prader Willi, la Sindrome di Angelman, la Sindrome di George 2, la Sindrome da delezione 16p12,2-p11,2.
In aggiunta a ciò ricordiamo che il G-test permette di determinare il sesso del nascituro e di identificare le aneuploidie dei cromosomi sessuali (Sindrome di Turner, Sindrome di Klinefelter, Sindrome di Jacobs, Sindrome della Tripla X), ovvero le sindromi causate dalla perdita o dall’aggiunta di uno dei due cromosomi sessuali X e Y che caratterizzano il sesso maschile (XY) e femminile (XX).
Nella tabella sono riportate le principali caratteristiche delle nuove patologie che il G-test valuta.

Incontri informativi sull’importanza delle cellule staminali del cordone ombelicale

Pic by Surlygirl

Cosa sono le cellule staminali ematopoietiche del cordone ombelicale? Quali sono le loro proprietà? Quali le malattie curabili?
Negli ultimi anni si è parlato molto di queste tematiche, ciononostante è opinione comune che la conoscenza dell’argomento non sia approfondita e tantomeno capillare come merita.
Quando parliamo di cellule staminali del cordone ombelicale ci riferiamo a una prezioso materiale biologico il cui utilizzo è attualmente riconosciuto per il trattamento di oltre 80 patologie (vedi Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n. 303, 31/12/2009).
Risale al 1988 il primo trapianto di cellule staminali cordonali, che servì per curare un bimbo di 5 anni affetto da anemia di Fanconi. Il piccolo guarì grazie a un’infusione di cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale della sorellina e da allora gode di ottima salute e conduce una vita normale.
Da quell’anno è cresciuto in modo esponenziale il numero di malattie curabili con questo patrimonio di cellule, ed è in costante aumento anche il numero di studi sperimentali che estendono l’utilizzo delle cellule staminali cordonali a nuove patologie, per le quali fino ad oggi non esisteva alcun approccio terapeutico.
Bioscience Institute, che opera a San Marino dal 2007 come banca di conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale, ritiene sia fondamentale diffondere la conoscenza di questo argomento: forse pochi sanno che negli ultimi 20 anni sono stati eseguiti oltre 30.000 trapianti, che hanno permesso di curare numerose patologie come le leucemie, i mielomi, i linfomi, le talassemie, i tumori solidi.
Per questo motivo, oltre all’attività di laboratorio, Bioscience Institute organizza eventi informativi per le coppie in attesa. Il prossimo incontro si terrà a Bari il giorno 25 novembre, alle ore 18.30, presso l’Hotel Nicolaus e l’argomento sarà “L’importanza della conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale”.

Per iscriversi è sufficiente chiamare il numero verde 800 985 177, la partecipazione è libera, gratuita e a numero chiuso.
Vi aspettiamo numerosi!

Le ADSC per il trattamento dell’alopecia androgenetica

L’alopecia androgenetica è la più comune forma di calvizie che interessa entrambi i sessi, mostrando una maggiore prevalenza in quello maschile. È universalmente riconosciuto che la sua origine risieda nell’azione che gli ormoni androgeni svolgono sul bulbo pilifero, con conseguente miniaturizzazione del bulbo e perdita definitiva del capello.
Attualmente i trattamenti non invasivi dell’alopecia androgenetica sono di tipo farmacologico, basati sulla somministrazione orale o topica di farmaci (finasteride nei solo soggetti di sesso maschile, minoxidil in entrambi i sessi) che contrastano o ritardano la caduta del capello.
Si tratta di trattamenti conservativi, non risolutivi del problema, e comunque non efficaci in tutti i pazienti, in particolare nei casi in cui l’alopecia si presenta in una fase già avanzata.
Se fino ad oggi il trapianto di capelli ha rappresentato l’unica alternativa-di tipo chirurgico- a questo trattamento, recentemente è stata messa a punto una nuova metodologia basata sull’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali derivate da tessuto adiposo (ADSC) e dei fattori di crescita che queste producono.
Le ADSC (adipose-derived stem cells) sono cellule staminali adulte la cui innata capacità di differenziarsi in cellule mature appartenenti a tessuti di diversa natura (grasso, cartilagine, tessuto osseo, tessuto connettivo) le pone al centro di numerosi progetti di medicina rigenerativa.
Recenti studi pubblicati in letteratura scientifica hanno mostrato che le cellule staminali mesenchimali producono numerose citochine e fattori di crescita (definiti nel loro complesso conditioned media) che stimolano la crescita del capello in soggetti affetti da alopecia, favorendo la fase anagen, ossia quella di crescita della struttura pilifera.
Il grasso è un tessuto particolarmente ricco di cellule staminali mesenchimali: la facile accessibilità di questo materiale, che può essere prelevato con una semplice procedura di lipoaspirazione, in associazione all’enorme potenziale rigenerativo che le cellule mesenchimali mostrano di possedere spiega il grande interesse della comunità scientifica e l’impiego sempre crescente che queste cellule hanno in campo clinico.
Uno studio recente pubblicato da Suga e collaboratori ha valutato l’effetto dei fattori di crescita secreti dalle ADSC su 22 pazienti affetti da alopecia androgenetica, che sono stati attentamente monitorati attraverso l’analisi tricologica sia prima che dopo il trattamento (PubMed ID:25834689).
I risultati dello studio rappresentano un’ulteriore conferma dell’efficacia del trattamento: si è infatti osservata la ricrescita dei capelli non solo nelle zone in cui i fattori sono stati somministrati, ma anche nelle zone adiacenti trattate con placebo, probabilmente a causa della diffusione dei fattori di crescita nella microcircolazione locale.
Va sottolineata infine la ridotta invasività del trattamento, che si realizza attraverso semplici iniezioni intradermiche e che per questo può essere associato a effetti collaterali di ridotta entità.

Bioscience: tra passato e futuro

Bioscience Institute (www.bioinst.com) nasce nel 2006 come banca di crioconservazione delle cellule staminali del sangue cordonale, in quell’anno inaugura a San Marino la propria sede creando una struttura complessa (Cell Factory) dedicata alla crioconservazione biologica, alla coltura cellulare e alla ricerca scientifica.
Parallelamente all’attività legata alla conservazione autologa delle cellule staminali e grazie alla collaborazione con prestigiose Università italiane, Bioscience ha sviluppato nel corso degli anni progetti di ricerca preclinica e clinica, nel tentativo di estendere a diversi campi della medicina le possibili applicazioni cliniche delle cellule staminali, in particolare delle cellule staminali mesenchimali derivate da tessuto adiposo.
In questi anni Bioscience si è affermata come centro di riferimento per la medicina rigenerativa applicata all’ambito estetico, proponendo alcuni servizi innovativi e totalmente personalizzati (vedi Liposkill), basati sull’utilizzo di cellule autologhe come valida alternativa alle tecniche di tipo tradizionale su base chirurgica e chimica.
Da questa idea è nata lo scorso anno Bioscience Clinic (www.bioinst.ae), frutto dell’esperienza che Bioscience ha maturato in diversi anni di attività in Europa. All’interno di questa struttura, che comprende la Cell Factory, la banca di stoccaggio delle cellule e la clinica si offrono trattamenti personalizzati (ringiovanimento cutaneo, rimodellamento corporeo, correzione delle imperfezioni dermatologiche) basati sull’impiego di cellule autologhe, che permettono di ottenere risultati naturali e duraturi evitando l’impiego di protesi o di componenti artificiali.
Le Cell Factory di Bioscience, (Bioscience Institute a San Marino e Bioscience Clinic a Dubai) si avvalgono di ambienti sterili muniti di raffinati sistemi di controllo dei parametri ambientali, necessari per garantire il massimo standard di sicurezza biologica e quindi la qualità del prodotto finale, in ottemperanza alle rigorose linee guida GMP (Good Manifacturing Practice) che rappresentano la massima espressione di standard qualitativo esistente.

22 settembre: giornata mondiale dedicata al morbo di Alzheimer

Oggi, 22 settembre, il mondo si tinge di viola per celebrare la giornata mondiale dedicata al morbo di Alzheimer, a cui è stato associato questo colore.
Il morbo di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa irreversibile che colpisce oltre 46 milioni di persone in tutto il mondo, di cui circa 500.000 nel nostro paese.
Nei soggetti coinvolti la malattia esordisce provocando perdita di memoria e in seguito intacca le funzioni cognitive portando a disorientamento, stato di confusione, cambiamenti repentini di umore, depressione, difficoltà a scrivere e a parlare, isolamento da qualunque attività sociale.
In una giornata dedicata alla conoscenza e alla sensibilizzazione sulla necessità di sostenere la ricerca scientifica in questo campo Bioscience Institute, che crede fortemente nell’importanza delle cellule staminali e nella loro applicazione nell’ambito della medicina rigenerativa, vuole dare il proprio contributo ricordando alcuni studi sperimentali attualmente in corso per il trattamento di questa patologia, in particolare quelli che prevedono l’utilizzo delle cellule staminali derivate da cordone ombelicale, della cui conservazione si occupa da diversi anni.
Presso il Department of Hematopoietic Stem Cell Transplantation, a Pechino, il gruppo di ricerca coordinato dal Dott. Dongsheng sta concludendo uno studio sperimentale di fase I e II inaugurato nell’anno 2012 e finalizzato a valutare la sicurezza biologica, la tollerabilità e l’efficacia associate alla somministrazione di cellule staminali mesenchimali derivate da cordone ombelicale in 30 pazienti di età compresa tra i 50 e gli 85 anni (ClinicalTrials.gov Identifier: NCT01547689).
Questo primo studio che sta per concludersi a breve darà origine a una seconda sperimentazione in cui i pazienti trapiantati con le cellule staminali cordonali saranno messi a confronto con altrettanti pazienti che riceveranno la dose placebo, costituita da soluzione fisiologica somministrata nelle stesse modalità (ClinicalTrials.gov Identifier: NCT02513706)
Un protocollo simile è stato applicato in Corea presso il Samsung Medical Center di Seoul, istituto dove i pazienti sono stati trattati con un prodotto definito NEUROSTEM, costituito anch’esso da cellule staminali mesenchimali derivate da sangue del cordone ombelicale.
La finalità di questo studio di fase I e II è quella di valutare non solo la mancanza di eventi avversi associati al trattamento ma anche quella di stabilire la massima dose del farmaco che i pazienti sono in grado di tollerare (ClinicalTrials.gov Identifier: NCT02054208)

Sono positivi i primi risultati del trapianto di cellule staminali cerebrali in pazienti affetti da SLA

E’ stato inaugurato nel 2012 il protocollo sperimentale coordinato dal Prof. Angelo Vescovi basato sul trapianto allogenico di cellule staminali cerebrali per il trattamento della SLA (sclerosi laterale amiotrofica).
Oggi, a distanza di 3 anni dall’inizio della sperimentazione, si conclude la prima fase del progetto (quella che in gergo viene definita fase di tipo I) finalizzata a valutare la sicurezza biologica del trattamento basato sull’infusione delle cellule staminali nel midollo spinale.
Dopo avere arruolato nello studio i primi 18 pazienti, l’equipe medica coordinata dal Prof. Vescovi annuncia che non solo non sono stati documentati eventi avversi associati alla procedura chirurgica o alle cellule trapiantate ma in 3 pazienti il trapianto di cellule staminali ha determinato un miglioramento del quadro neurologico.
Il progetto, autorizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, non porta con sé problemi di natura etica, poiché prevede l’utilizzo di cellule staminali cerebrali che sono prelevate da feti abortiti per cause naturali, e che vengono utilizzate nel rispetto della normativa GMP (Good Manufacturing Practice o Norme di Buona Fabbricazione), a garanzia della sicurezza e della qualità del prodotto biologico rilasciato.
E’ prossimo l’inizio della fase II del progetto, quella volta a valutare l’efficacia della sperimentazione, nella quale si amplierà a circa 70 il numero di pazienti arruolati.
Il Prof. Angelo Vescovi, professore di Biologia cellulare all’Università Bicocca di Milano e Direttore scientifico dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Pio, annuncerà ufficialmente i risultati della sperimentazione nel corso di una presentazione in programma a Roma il 29 settembre a Palazzo San Calisto.
Ricordiamo che la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose collocate nel cervello e nel midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. La perdita di queste cellule porta i pazienti ad una progressiva paralisi e, nell’arco di pochi anni, alla morte.
Nel nostro paese si stimano circa 3.600 pazienti affetti da SLA, con un’incidenza annua pari a 1.000 nuovi casi diagnosticati, che mostrano una leggera prevalenza nel sesso maschile.
All’entusiasmo di questo particolare momento si aggiunge una necessaria cautela poiché nonostante si sia delineata una strada percorribile è ancora presto per poter annunciare di avere trovato la cura per la SLA.

L’ossigeno-terapia e il trapianto di cellule staminali ematopoietiche: un binomio interessante

Pic by freepick

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche è una procedura salvavita a cui attualmente si fa riferimento per il trattamento di oltre 80 patologie (leucemie, linfomi, mielomi, insufficienze midollari, disordini del sistema immunitario, errori congeniti del metabolismo, alcune forme di tumori solidi …vedi Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n. 303, 31/12/2009).

Tecnicamente, il trapianto viene realizzato attraverso l’infusione delle cellule staminali in genere per mezzo di un catetere venoso centrale, a distanza di 1-2 giorni dal termine del regime di condizionamento (il regime di condizionamento consiste nella somministrazione di cicli di chemioterapia e radioterapia ad alte dosi finalizzati a distruggere le popolazioni midollari malate).
Dopo l’infusione inizia un fenomeno noto come “homing”, che porta le cellule staminali a migrare dalla regione in cui sono state somministrate verso il midollo osseo, ambiente che colonizzeranno in modo progressivo fino alla completa ricostituzione di tutte le popolazioni normalmente presenti in questa sede (processo noto come attecchimento).
Attualmente è in corso uno studio realizzato presso l’Università del Kansas (Clinical Trials.gov Identifier: NCT02099266) che valuta l’effetto dell’ossigeno iperbarico sul trapianto delle cellule staminali ematopoietiche del sangue del cordone ombelicale, in particolare sul processo di “homing” e sulla successiva fase di attecchimento nel midollo osseo.
Nel post che abbiamo pubblicato lo scorso 18 giugno 2014 abbiamo sottolineato come l’ossigeno-terapia, vale a dire la respirazione di ossigeno puro somministrato a una pressione maggiore rispetto a quella atmosferica, è una tecnica attualmente riconosciuta e utilizzata per il trattamento di numerose problematiche (ulcere di varia natura, piede diabetico, edemi, infezioni dei tessuti molli, gangrena gassosa) ed è consigliato anche in gravidanza poiché stimola lo sviluppo neurologico del feto.
Lo studio americano, coordinato dal Dott. Omar Aljitawi, si propone di valutare se la somministrazione di ossigeno iperbarico, eseguita prima del trapianto di cellule staminali, migliora l’esito del trapianto stesso in pazienti affetti da alcune forme di leucemia, linfoma e da mielodisplasia.
Lo studio, che è stato inaugurato l’anno scorso, si propone di arruolare 15 pazienti di età compresa tra i 17 e i 70 anni, per i quali verrà valutata anche la sicurezza del trattamento e l’eventuale comparsa di effetti collaterali.

Eseguito il primo trapianto in Italia di cellule staminali ematopoietiche nel muscolo cardiaco

Pic by Jcoterhals

La notizia risale allo scorso 13 e 14 luglio: per la prima volta, nel nostro paese, è stato eseguito un trapianto di cellule staminali ematopoietiche di tipo autologo direttamente nel muscolo cardiaco per il trattamento di due pazienti affetti da insufficienza cardiaca cronica.
Dopo un episodio non recente di infarto i due pazienti presentavano a livello della regione ventricolare la perdita della funzionalità cardiaca a causa della cicatrizzazione dei tessuti coinvolti, che ha comportato la necessità di seguire un’adeguata terapia farmacologica di compensazione.
Le cellule staminali sono state prelevate dal midollo osseo dei due pazienti e sono state opportunamente selezionate e manipolate per favorire il loro differenziamento in cellule cardiache.
Questo trapianto è il frutto della partecipazione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona allo studio internazionale CHArRT 1, studio randomizzato, multicentrico, promosso dalla Mayo Clinic e dal OLVZ Center di Aast in Belgio.
L’Azienda Ospedaliera di Verona, l’unica a livello nazionale ad aver ottenuto dal Comitato di Etica l’autorizzazione a partecipare allo studio CHArRT 1, riferisce che i pazienti stanno rispondendo bene all’intervento.
Le considerazioni che derivano da questa notizia non possono che essere positive.
Il nuovo approccio terapeutico che si sta delineando promette di recuperare la funzione cardiaca attraverso la rigenerazione tissutale delle aree compromesse e quindi crea la prospettiva di un recupero clinico dei pazienti non raggiungibile attraverso la terapia farmacologica a cui sono normalmente sottoposti.
La limitata invasività rappresenta un punto di forza del protocollo: il trattamento con cellule staminali autologhe è stato realizzato attraverso l’iniezione intracardiaca del materiale passando attraverso l’aorta, senza necessità di anestesia generale.
La maggior invasività del processo è legato alla fase iniziale di raccolta del sangue midollare, che avviene attraverso aspirazione del materiale dalle ossa del bacino.
Questa “controindicazione“ potrà di certo essere eliminata con l’utilizzo di una fonte alternativa di cellule staminali, quale è il sangue del cordone ombelicale, che per ragioni anagrafiche non poteva essere a disposizione dei due pazienti arruolati nello studio.
Questa fonte di cellule staminali, che ha caratteristiche biologiche sovrapponibili a quelle presenti nel sangue midollare, è attualmente utilizzato, al pari di quest’ultimo, per il trattamento di oltre 80 patologie (malattie del sangue, tumori solidi, disordini del sistema immunitario e altro..) ed è attualmente utilizzato in numerosi progetti di medicina rigenerativa grazie all’enorme potenziale che ha dimostrato di possedere per il trattamento di disturbi cardiaci, neurologici e vascolari (paralisi cerebrale infantile, ischemia degli arti, ipossia cerebrale).