Cirrosi epatica: il primo trapianto di cellule staminali

All'Umberto I di Roma il primo trapianto di cellule staminali autologhe per la cura della cirrosi epatica

Nuove prospettive si aprono per il trattamento dei pazienti affetti da cirrosi epatica: il trapianto di cellule staminali isolate dall’albero biliare adulto e fetale, cioè da quell’insieme di dotti che drenano la bile prodotta nel fegato verso la cistifellea e il duodeno.

Presso l’Ospedale Umberto I di Roma è stato eseguito nei giorni scorsi il primo trapianto al mondo di cellule staminali su un paziente affetto da una forma avanzata di cirrosi epatica: protagonista dell’intervento è stata l’equipe guidata dal Prof. Domenico Alvaro, da anni impegnato nel campo della clinica e della ricerca legate alle malattie epatiche.

Il team, in collaborazione con gruppi di ricerca internazionali, ha recentemente identificato nell’albero biliare la presenza di una riserva di cellule staminali multipotenti le quali, messe in coltura, sono in grado di differenziare in:

  • epatociti (cellule del fegato)
  • colangiociti (cellule dei dotti biliari)
  • isole pancreatiche (cellule del pancreas)

sulla base degli stimoli a cui sono sottoposte.

Si tratta delle cellule staminali che nel corso dello sviluppo embrionale danno origine a:

  • fegato
  • pancreas
  • vie biliari

e che rimangono presenti nell’individuo adulto a livello dell’albero biliare e sono coinvolte nei processi di riparazione tissutale che si attivano in seguito a danno d’organo.

L’intervento consiste nell’infusione, attraverso l’arteria epatica, delle cellule staminali prelevate da un feto abortito terapeuticamente e non soggette ad alcuna manipolazione.

Al momento non sono state registrate complicanze: se l’intervento risulterà efficace, permetterà l’applicazione di un protocollo sperimentale che prevede l’arruolamento di 20 pazienti affetti da cirrosi epatica in stadio avanzato.

La speranza dei medici è di estendere questo trattamento a un numero di pazienti molto più ampio, che comprende:

  • pazienti cirrotici in lista d’attesa
  • pazienti non candidati al trapianto
  • pazienti con epatite fulminante
  • soggetti con malattie epatiche di natura genetica