Il test di Coombs

Test di Coombs (pic by Roberto Carlos Pecino)

All’inizio della gravidanza ogni mamma è sottoposta ad una serie di esami che permettono di valutare il suo stato di salute e che forniscono anche importanti informazioni sull’eventuale presenza di condizioni particolari che il medico deve monitorare nel tempo.
Insieme alla determinazione del gruppo sanguigno viene prescritto il test di Coombs, un esame di screening eseguito sul siero della mamma che serve a evidenziare una incompatibilità tra il suo sangue e quello del feto e che è dovuta a una diversità nel fattore Rh, una proteina (antigene D) localizzata sulla superficie dei globuli rossi.
Nel caso in cui la mamma sia Rh- e il papà Rh+, e il bambino erediti il gruppo sanguigno paterno, il sistema immunitario della mamma riconosce come estraneo l’antigene D assente nel sangue materno e lo attacca, mediante la produzione di anticorpi specifici che attraversano la placenta, riconoscono i globuli rossi del feto e li distruggono.
Come conseguenza si sviluppa nel feto una anemia di gravità variabile, definita malattia emolitica del feto (MEN), che nei casi più gravi può portare alla morte intrauterina.
Il rischio di incorrere in questo tipo di problema non è uguale per tutte le donne: se la mamma è Rh+ o se entrambi i genitori sono Rh- non esiste alcun pericolo per il feto.
Tale rischio è inoltre lieve nel corso della prima gravidanza, poiché la placenta impedisce che grandi quantità di sangue fetale entrino nella circolazione materna, e che di conseguenza si sviluppi nella mamma una risposta immunitaria importante.
Al contrario una seconda gravidanza è molto più esposta a questo rischio, poiché è probabile che durante il primo parto il sangue fetale sia entrato a contatto con quello materno, e abbia indotto nella mamma un processo, definito di immunizzazione, nei confronti del gruppo sanguigno del feto.
Alcune condizioni favoriscono questo contatto, in particolare:

  • il parto cesareo
  • la placenta previa
  • le gravidanze ectopiche
  • gli aborti spontanei

Il test di Coombs viene prescritto di prassi durante il primo trimestre di gravidanza; le mamme con gruppo sanguigno Rh- devono ripeterlo a cadenza mensile tenendo monitorata la concentrazione degli anticorpi materni; al contrario nelle donne con Rh + l’esame viene generalmente ripetuto soltanto nell’ultimo trimestre di gravidanza.

Test di Coombs

Il test di Coombs è un esame di screening che serve per evidenziare nel sangue della futura mamma la presenza e la concentrazione di anticorpi diretti contro i globuli rossi del feto, i quali sono presenti se i gruppi sanguigni dei due genitori non sono compatibili (mamma Rh+ e papà Rh-).
Nel caso in cui la mamma sia Rh- e il papà Rh+, è probabile che il feto erediti dal padre il suo gruppo sanguigno, che possieda cioè il fattore Rh, una proteina (antigene D) localizzata sulla superficie dei globuli rossi.
In questo caso il sistema immunitario della mamma riconosce come estraneo l’antigene D assente nel sangue materno e lo attacca determinando la distruzione dei globuli rossi del feto.
Questa situazione non si presenta se entrambi i genitori sono Rh negativi ( perché anche il feto sarà Rh-) o se la mamma è Rh+ ( perché la proteina D presente sugli eritrociti del feto è la stessa che possiede la mamma).
E’ quindi fondamentale prescrivere il test di Coombs nel caso in cui la mamma sia Rh-: l’esame va eseguito nel primo trimestre di gravidanza e deve essere ripetuto a cadenza mensile tenendo monitorata la concentrazione degli anticorpi materni.
Nella donna con fattore Rh+ l’esame viene generalmente prescritto soltanto nell’ultimo trimestre di gravidanza.