I vantaggi derivanti dalla conservazione delle cellule staminali

La conservazione delle cellule staminali (pic by kristaguenin)

La Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana riporta, nel numero 303 del 31 dicembre 2009, una lista dettagliata di malattie (più di 70) per le quali è consolidato l’utilizzo delle cellule staminali da sangue midollare (derivante dal midollo osseo), da sangue periferico (che si ottiene da un normale prelievo venoso) o da sangue del cordone ombelicale (ottenuto attraverso prelievo dalla vena ombelicale) a fini terapeutici.
Dal 1988, anno in cui è stato effettuato il primo trapianto di cellule staminali cordonali per curare un bambino affetto da Anemia di Fanconi, l’utilizzo del sangue del cordone ombelicale è aumentato costantemente e la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale ha avuto un’ampio incremento, sia in forma privata che pubblica.
Le caratteristiche biologiche che queste cellule presentano, uniche per certi aspetti, sono universalmente riconosciute nel mondo scientifico e determinano alcuni vantaggi legati al loro utilizzo rispetto a fonti cellulari di diversa origine.
In primo luogo, le cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale sono più immature rispetto a quelle localizzate nel midollo osseo o nel sangue periferico: questa caratteristica permette loro di generare cellule adulte appartenenti anche a tessuti diversi da quello di origine, come tessuto nervoso o tessuto cardiaco.
La loro applicazione in ambito trapiantologico, inoltre, è associata ad un minore rischio di rigetto (GvHD) e quindi a risultati clinici più promettenti;  questa caratteristica  permette inoltre di superare, almeno in parte, i limiti legati alla compatibilità tra donatore e ricevente e di effettuare il trapianto utilizzando il sangue del cordone ombelicale anche nei casi in cui il valore di questo parametro non è ottimale.
A queste caratteristiche di natura biologica si associa inoltre l’immediata disponibilità di questa fonte cellulare, la cui raccolta viene eseguita in condizioni di massima sicurezza, attraverso una procedura non invasiva e indolore sia per la mamma che per il bambino.
Esiste una percentuale di pazienti affetti da malattie ematologiche quali leucemie e linfomi che sono in attesa di trapianto e che non riescono a trovare un donatore di midollo compatibile non solo in ambito familiare, ma anche l’interno dei registri internazionali dei donatori.
In questi casi la scelta di conservare privatamente il cordone ombelicale può fornire una possibilità terapeutica importante laddove le strade tradizionali non possono essere percorse.