Nuovo test per la valutazione del rischio di pre-eclampsia (gestosi) in gravidanza

La pre-eclampsia (comunemente nota gestosi ) è una condizione associata alla gravidanza che può manifestarsi a partire dalla 20° settimana di gestazione e che può compromettere anche in modo serio la salute della mamma e del bambino (ritardo dello sviluppo fetale, distacco della placenta, insufficienza renale e, nei casi più gravi, morte materna).
Questo disturbo, che vede coinvolte ogni anno oltre 4 milioni di gestanti a livello mondiale, si manifesta attraverso un aumento della pressione arteriosa, accompagnato da proteinuria, ossia ad un aumento eccessivo della quantità di proteine rilevate nelle urine e dallo sviluppo di numerosi edemi.
Forse pochi sanno che la somministrazione di aspirina a basso dosaggio nelle donne che presentano un elevato rischio di sviluppare gestosi permette di ridurre l’insorgenza di questo disturbo di circa il 50% (risultati recentemente pubblicati nella letteratura scientifica).
Risulta pertanto evidente l’importanza di individuare le gestanti che sono a rischio di pre-eclampsia, le quali manifestano le condizioni predisponenti all’insorgenza di questo disturbo (familiarità, età materna, precedente ipertensione arteriosa, patologie renali, obesità….).
Oggi una mamma all’inizio della gravidanza ha la possibilità di eseguire un test di screening precoce non invasivo che permette di valutare il rischio di insorgenza di pre-eclampsia.
Questo esame, definito P-test e fornito da Bioscience Institute, si effettua tra la 11° e la 13°+6 settimana di gestazione (la settimana consigliata è la 12°), in un periodo molto precoce rispetto a quello di eventuale insorgenza del disturbo, in cui è possibile intervenire per correggere una situazione clinica sospetta.
L’esecuzione del P-test è semplice e indolore, poiché richiede soltanto un prelievo di sangue materno in associazione alla misurazione della pressione arteriosa e all’esecuzione di una ecografia finalizzata a valutare la permeabilità dell’arteria uterina.
L’analisi di questi risultati in combinazione con la valutazione del quadro anamnestico della mamma, fornisce un risultato che presenta un livello di affidabilità molto superiore rispetto al metodo di screening tradizionale, basato esclusivamente sulla valutazione della storia clinica materna.