Staminali per creare ovociti umani: una possibile strada contro l’infertilità femminile?

Negli ultimi anni si sta tentando di aprire una nuova strada per combattere l’infertilità femminile: utilizzare cellule staminali adulte in grado di differenziare in ovociti, cioè in cellule riproduttive femminili.

E’ una sfida prima di tutto concettuale, poiché si pone in contrasto con un principio fondamentale secondo cui nella donna e più in generale in tutti i mammiferi, esiste un numero predefinito di ovociti che si formano alla nascita e che, non rinnovandosi nel corso della vita, vanno incontro ad esaurimento.

L’esteso utilizzo della chemioterapia per il trattamento di numerose forme di tumore ha acutizzato in maniera importante il problema della fertilità femminile, poiché le cure a cui la donna è sottoposta determinano  la distruzione del patrimonio di ovociti e possono provocare l’ingresso anticipato in menopausa.

Risale all’anno 2004 la pubblicazione sulla rivista Nature di uno studio in cui il Dott. Jonathan Tilly, Direttore del Vincent Centre for Reproductive Biology presso il Massachussettes General Hospital di Boston, evidenziava la possibilità di ristabilire la produzione di ovociti attraverso trapianto di midollo osseo in femmine di topo sottoposte a chemioterapia.

Studi successivi hanno mostrato che nelle ovaie di questi animali (sia adulti che neonati) sono presenti cellule staminali germinali le quali, trapiantate nelle ovaie di femmine sterili, possono differenziare in ovociti funzionalmente competenti in grado di dare origine ad una progenie sana (Nature Cell Biology 11, 631 – 636 (2009).

Il passaggio dal modello animale a quello umano è stato breve:  anche nella donna è stata osservata la presenza di una riserva di cellule staminali (OSCs: oocyte-producing stem cells) in grado di differenziare in ovociti, rispetto alle quali diversi gruppi di ricerca hanno sviluppato protocolli per ottenerne l’isolamento e il successivo differenziamento.

L’argomento è tuttora controverso, perché nella comunità scientifica una parte dei ricercatori non crede nell’esistenza di queste cellule, e suggerisce che è necessario muoversi con molta cautela.
Al contrario c’è chi è convinto di dover procedere in questa direzione:  queste cellule si pongono come valida alternativa ad altre fonti cellulari, quali le cellule staminali embrionali o le cellule staminali pluripotenti indotte, il cui utilizzo in coltura non ha prodotto ad oggi risultati incoraggianti.