Diabete di tipo 1 e cellule staminali

Secondo l’Oms, sono circa 346 milioni le persone affette da diabete in tutto il mondo

Cos’è il diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1, definito anche diabete giovanile, è una malattia autoimmune in cui i linfociti attaccano e distruggono particolari cellule del pancreas (definite cellule ß) che producono l’insulina, cioè l’ormone che ha la funzione di regolare a livello dei tessuti l’utilizzo del glucosio presente nel sangue.
I soggetti affetti da diabete giovanile hanno dunque una  progressiva riduzione di insulina che determina uno squilibrio nel metabolismo del glucosio; quest’ultimo, non più disponibile nei tessuti, si accumula nel sangue e può portare ad una serie di complicazioni a livello organico che vanno dalle cardiomiopatie a problemi di tipo neurologico.

Il trapianto di pancreas

Attualmente una delle terapie possibili per il trattamento del diabete è rappresentata dal trapianto delle isole pancreatiche, agglomerati cellulari che costituiscono una parte dell’organo e che sono deputati alla produzione di una serie di ormoni, tra cui l’insulina.
I candidati al trapianto sono, generalmente, pazienti per i quali il trattamento convenzionale con insulina non è più efficace.
Questa procedura nella maggior parte dei casi risulta valida anche se invasiva; inoltre la carenza di donatori associata a problemi di compatibilità può comprometterne l’esito.

Alcune terapie innovative

Cellule staminali

Recentemente i ricercatori stanno tentando nuovi approcci terapeutici per la cura del diabete di tipo 1.
Uno di questi si basa sul differenziamento delle cellule staminali in cellule produttrici di insulina; dopo i primi incoraggianti risultati ottenuti con le cellule staminali embrionali si sta lavorando con cellule staminali adulte, ad esempio quelle presenti nel tessuto adiposo.
I vantaggi sono molteplici: l’utilizzo di cellule autologhe (cellule proprie del paziente) semplifica notevolmente i problemi di compatibilità tissutale che costringono il soggetto trapiantato ad assumere a vita farmaci immunosoppressori (fondamentali per impedire il rigetto).
Inoltre l’impiego di cellule adulte estratte dai tessuti del paziente elimina le problematiche di natura etica legate all’utilizzo delle cellule embrionali.

CELLULE STAMINALI DEL CORDONE OMBELICALE: STEM CELL Educator

Anche le cellule staminali del cordone ombelicale, in virtù delle loro proprietà immunomodulanti* possono essere sfruttate per la cura di una patologia autoimmune come il diabete di tipo 1. E’ in corso una sperimentazione clinica di fase II * che prevede il trattamento di pazienti affetti da diabete di tipo 1 con “ Stem Cell Educator”, un dispositivo a circuito chiuso nel quale i linfociti isolati dal paziente sono messi a contatto con cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale di un soggetto sano. Il risultato di questa interazione è una “rieducazione” dei linfociti il cui malfunzionamento sta alla base della patologia diabetica.

1*Ovvero la capacità di esercitare un controllo su alcune popolazioni del sistema immunitario

2* Se la sicurezza della terapia viene accertata nella sperimentazione clinica di fase I, nella sperimentazione clinica di fase II lo scopo principale è quello di valutare l’efficacia della terapia in un ristretto numero di pazienti affetti dalla malattia o dalla condizione clinica per la quale la terapia è proposta.