LIPOSKILL:Il nuovo trattamento contro l’invecchiamento cutaneo

Gli studi più recenti hanno dimostrato come le cellule staminali mesenchimali del tessuto adiposo (ADSC) siano essenziali ed efficaci per contrastare gli effetti dell’invecchiamento cutaneo. Ed è proprio il trattamento all’avanguardia di Bioscience Institute, Liposklill, che ne sfrutta appieno le potenzialità. Come?
Si parte con un semplicissimo e piccolo prelievo di grasso, le cellule staminali in esso contenute saranno estratte, moltiplicate in laboratorio e, successivamente, iniettate nella cute dove potranno svolgere la loro funzione rigenerativa.
I classici trattamenti con botox o filler possono ridurre le rughe ma non riescono a migliorare la qualità dell’epidermide, infatti, è sempre consigliato sottoporsi contemporaneamente a una cura che aumenti la produzione di collagene per donare alla pelle un aspetto più elastico.
Liposkill è quindi molto di più di un normale filler, è il nuovo trattamento 100% biologico per rimuovere le rughe! L’iniezione delle staminali nelle rughe ne determina il riempimento grazie alla risposta rigenerativa dinamica cellulare: milioni di nuove cellule iniettate riempiranno i solchi cutanei e restituiranno al volto un aspetto realmente giovanile.
Il vantaggio è duplice: non solo si assiste al riempimento delle rughe ma si ottiene un miglioramento della texture cutanea. Le rughe sottili e profonde scompaiono, la pelle riacquista lucentezza e tono e i risultati sono stabili. Il tutto con un aspetto decisamente naturale e senza ricorrere all’impiego di sostanze artificiali!

Liposkill è il trattamento innovativo che permette inoltre la riduzione delle cicatrici e delle smagliature: una volta iniettate, le ADSC sono in grado di riparare la cute danneggiata favorendo la produzione di collagene ed elastina e la ricostituzione della matrice extra-cellulare. L’azione rigenerativa delle ADSC consente la progressiva sostituzione del tessuto fibrotico, che evidenzia la cicatrice rendendola sgradita sul piano funzionale ed estetico.
Il trattamento è completamente naturale, infatti, prevede piccole iniezioni intradermiche non comportando il rischio di segni secondari dovuti all’intervento stesso.

I vantaggi non sono finiti, dal piccolo prelievo di grasso iniziale si ottiene un quantitativo di staminali che permette non solo il trattamento iniziale anti-aging o riparatore della smagliatura ma anche trattamenti futuri. Come? Grazie alla crioconservazione: una parte delle ADSC espanse in laboratorio è, infatti, crioconservata a una temperatura di -196°C e potrà essere “risvegliata”, a distanza di qualche anno, per ripetere il trattamento anche in una nuova zona del corpo.

BELLY MAPPING: Arte in gravidanza

Durante la gravidanza imparerai a conoscere il tuo bimbo e i suoi ritmi anche attraverso i suoi movimenti: dapprima più leggeri e timidi poi, con il passare delle settimane sempre più decisi, tanto che spesso potrai distinguere un calcetto rispetto al movimento della manina o quando invece sta muovendo il sederino o la testa.
Il Belly Mapping (letteralmente “mappatura della pancia”) rappresenta un modo divertente per approfondire questa conoscenza tra te e il tuo bambino, magari coinvolgendo anche il papà: si tratta di disegnare sul pancione, rappresentando secondo la tua fantasia e immaginazione, il bimbo all’interno dell’utero avvolto dal liquido amniotico e collegato alla placenta attraverso il cordone ombelicale.
Vediamo allora, passo per passo, come mettere in pratica questa nuova forma d’arte!
Per prima cosa , distese e rilassate, con l’aiuto del papà e della vostra ostetrica (se già ne avete una), provate ad individuare la posizione del vostro bimbo: cercate nella pancia una zona che sia compatta, dura e continua al tatto, avrete così trovato la schiena. Ad una estremità ci sarà il sederino (più grande e morbido) e all’altra la testina (più liscia e dura). Ascoltando poi i movimenti del bimbo potrete capire dove sono le gambe e i piedini, (che danno colpi più intensi e decisi) e dove sono invece braccia e mani.
Può essere utile riprodurre uno schema della pancia per segnare le vostre sensazioni:
Ora che avete questo schema, potete utilizzarlo come guida nel disegnare il vostro bimbo; procuratevi dei colori lavabili ed anallergici, come quelli che usano i truccabimbi! Li trovate nelle cartolibrerie più fornite o nei negozi che vendono articoli per organizzare le feste.
Potete iniziare disegnando i contorni , per poi riempirli seguendo la vostra fantasia e ispirazione (guarda il video).
Fotografate il pancione dipinto, nell’album dei ricordi farà un figurone!

Regolamento del concorso Bioscience “Belly Mapping: Arte in gravidanza”
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Disegna il tuo bambino e invia una foto a social@bioinst.com; tutte le foto che arriveranno entro il 31 ottobre 2016 verranno pubblicate nell’album Belly Mapping sulla pagina Facebook di Bioscience.
Dal 3 al 13 novembre 2016 sarà possibile votare (per raccogliere più like invita i tuoi amici a mettere mi piace sulla tua foto entrando direttamente nell’album).
La foto che riceverà più like si aggiudicherà lo sconto di 200,00 euro su uno dei servizi offerti da Bioscience Institute (ad esclusione del G-Test). Il nome della vincitrice verrà pubblicato il 14 novembre.
E ora via libera alla fantasia e buona fortuna!

Incontri informativi sull’importanza delle cellule staminali del cordone ombelicale

Pic by Surlygirl

Cosa sono le cellule staminali ematopoietiche del cordone ombelicale? Quali sono le loro proprietà? Quali le malattie curabili?
Negli ultimi anni si è parlato molto di queste tematiche, ciononostante è opinione comune che la conoscenza dell’argomento non sia approfondita e tantomeno capillare come merita.
Quando parliamo di cellule staminali del cordone ombelicale ci riferiamo a una prezioso materiale biologico il cui utilizzo è attualmente riconosciuto per il trattamento di oltre 80 patologie (vedi Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n. 303, 31/12/2009).
Risale al 1988 il primo trapianto di cellule staminali cordonali, che servì per curare un bimbo di 5 anni affetto da anemia di Fanconi. Il piccolo guarì grazie a un’infusione di cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale della sorellina e da allora gode di ottima salute e conduce una vita normale.
Da quell’anno è cresciuto in modo esponenziale il numero di malattie curabili con questo patrimonio di cellule, ed è in costante aumento anche il numero di studi sperimentali che estendono l’utilizzo delle cellule staminali cordonali a nuove patologie, per le quali fino ad oggi non esisteva alcun approccio terapeutico.
Bioscience Institute, che opera a San Marino dal 2007 come banca di conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale, ritiene sia fondamentale diffondere la conoscenza di questo argomento: forse pochi sanno che negli ultimi 20 anni sono stati eseguiti oltre 30.000 trapianti, che hanno permesso di curare numerose patologie come le leucemie, i mielomi, i linfomi, le talassemie, i tumori solidi.
Per questo motivo, oltre all’attività di laboratorio, Bioscience Institute organizza eventi informativi per le coppie in attesa. Il prossimo incontro si terrà a Bari il giorno 25 novembre, alle ore 18.30, presso l’Hotel Nicolaus e l’argomento sarà “L’importanza della conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale”.

Per iscriversi è sufficiente chiamare il numero verde 800 985 177, la partecipazione è libera, gratuita e a numero chiuso.
Vi aspettiamo numerosi!

Bioscience: tra passato e futuro

Bioscience Institute (www.bioinst.com) nasce nel 2006 come banca di crioconservazione delle cellule staminali del sangue cordonale, in quell’anno inaugura a San Marino la propria sede creando una struttura complessa (Cell Factory) dedicata alla crioconservazione biologica, alla coltura cellulare e alla ricerca scientifica.
Parallelamente all’attività legata alla conservazione autologa delle cellule staminali e grazie alla collaborazione con prestigiose Università italiane, Bioscience ha sviluppato nel corso degli anni progetti di ricerca preclinica e clinica, nel tentativo di estendere a diversi campi della medicina le possibili applicazioni cliniche delle cellule staminali, in particolare delle cellule staminali mesenchimali derivate da tessuto adiposo.
In questi anni Bioscience si è affermata come centro di riferimento per la medicina rigenerativa applicata all’ambito estetico, proponendo alcuni servizi innovativi e totalmente personalizzati (vedi Liposkill), basati sull’utilizzo di cellule autologhe come valida alternativa alle tecniche di tipo tradizionale su base chirurgica e chimica.
Da questa idea è nata lo scorso anno Bioscience Clinic (www.bioinst.ae), frutto dell’esperienza che Bioscience ha maturato in diversi anni di attività in Europa. All’interno di questa struttura, che comprende la Cell Factory, la banca di stoccaggio delle cellule e la clinica si offrono trattamenti personalizzati (ringiovanimento cutaneo, rimodellamento corporeo, correzione delle imperfezioni dermatologiche) basati sull’impiego di cellule autologhe, che permettono di ottenere risultati naturali e duraturi evitando l’impiego di protesi o di componenti artificiali.
Le Cell Factory di Bioscience, (Bioscience Institute a San Marino e Bioscience Clinic a Dubai) si avvalgono di ambienti sterili muniti di raffinati sistemi di controllo dei parametri ambientali, necessari per garantire il massimo standard di sicurezza biologica e quindi la qualità del prodotto finale, in ottemperanza alle rigorose linee guida GMP (Good Manifacturing Practice) che rappresentano la massima espressione di standard qualitativo esistente.

Il DNA fetale libero e le tecniche di diagnosi prenatale non invasiva

La tecnica che sta alla base delle metodiche di diagnosi prenatale non invasiva (G-test) si basa sul sequenziamento del DNA fetale libero presente nel sangue materno a partire dalla 5° settimana di gestazione.
Ma che cos’è il DNA fetale libero?
Si tratta di piccoli frammenti del materiale genetico fetale, la cui presenza è stata individuata nel 1997, che prendono origine dal normale processo di ricambio delle cellule del trofoblasto (il trofoblasto è il tessuto che dà origine alla placenta e che nutre l’embrione nelle sue prime settimane di vita).
Come conseguenza di questa rottura alcuni frammenti di DNA si riversano nel circolo sanguigno materno, da cui possono essere facilmente recuperati attraverso un semplice prelievo di sangue.
Il DNA fetale si accumula nel sangue materno in modo progressivo e raggiunge la concentrazione massima del 40%; è a partire dalla 10° settimana di gestazione che la sua quantità (pari in media al 10%) è sufficiente da consentirne l’utilizzo a scopo diagnostico.
La presenza del DNA fetale nella circolazione sanguigna materna si esaurisce poche ore dopo il parto, poiché il materiale viene eliminato presumibilmente attraverso l’attività renale.
La possibilità di conoscere lo stato di salute del proprio bambino sfruttando un materiale reperibile così precocemente porta con sé un vantaggio temporale di notevole rilevanza perché permette alla coppia di futuri genitori di pianificare serenamente il proseguimento della propria gravidanza senza la necessità di prendere decisioni affrettate.

Lo screening neonatale allargato: la prevenzione fa sempre la differenza

Quando si parla di screening neonatale si parla di diagnosi preventiva.
E’ sufficiente un piccolo forellino, che l’ostetrica pratica sul tallone del neonato dalle 48 alle 72 ore dopo il parto, per diagnosticare precocemente malattie metaboliche ereditarie che possano causare gravi disabilità (fisiche e neurologiche) al bambino e che in alcuni casi possono determinarne la morte precoce.
La diagnosi di queste malattie è spesso tardiva perché alla nascita non compare una sintomatologia specifica, ma solo segnali generici, attribuibili a patologie molto più comuni (es. ittero).
Lo screening neonatale permette di attuare una prevenzione secondaria: non impedisce l’instaurarsi della malattia ma è in grado di evitare che questa manifesti i propri sintomi; l’analisi del sangue dei neonati rileva, laddove presenti, valori anomali di alcuni metaboliti, che sono indicativi di reazioni metaboliche alterate. L’accumulo nel tempo di sostanze tossiche porta all’instaurarsi di gravi danni a carico di dìversi organi, in primo luogo del sistema nervoso centrale.
Lo screening neonatale consente di modificare l’evoluzione naturale della malattia: i bambini che presentano valori anomali di alcuni metaboliti sono individuati precocemente e possono iniziare, con un notevole anticipo rispetto alla fisiologica comparsa dei sintomi, una terapia mirata, di tipo alimentare e/o farmacologico.
Nel nostro paese da oltre vent’anni esiste l’obbligo di praticare lo screening allargato a tutti i neonati relativamente a 3 malattie: fibrosi cistica, fenilchetonuria, ipotiroidismo congenito (vedi legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104); solo alcune regioni (Toscana, Liguria, Sardegna) sono riuscite ad allargare l’indagine a un numero più ampio di patologie.
Recentemente il Governo ha disposto, a partire dal 2015, un finanziamento di 10 milioni di euro all’anno per uniformare a livello nazionale questo servizio di diagnosi precoce, allo scopo di garantire a tutti i neonati uno screening allargato a circa 40 malattie metaboliche ereditarie. In questo senso è in corso la definizione di un decreto che regolamenti queste intenzioni.
Bioscience Institute, azienda che si occupa di conservazione autologa del sangue cordonale e di diagnostica prenatale non invasiva, da anni offre un servizio di screening neonatale allargato che contempla l’individuazione di un numero di malattie metaboliche ereditarie ancora maggiore, circa 60.
Grazie alla collaborazione con la ditta Perkinelmer Genetics, azienda leader nel settore, Bioscience Institute garantisce un servizio rapido ed efficiente, che avvalendosi delle più sofisticate tecnologie diagnostiche è in grado di effettuare le analisi in tempi brevissimi.

 

La conservazione del sangue del cordone ombelicale:per quanti anni e’ valida?

15, 20 o 30 anni…ma per quanto tempo è possibile mantenere congelate le cellule staminali derivanti dal sangue del cordone ombelicale?
L’unica risposta certa e affidabile è quella che ci viene fornita dalla letteratura scientifica, vale a dire da quell’insieme di pubblicazioni che riportano i risultati di tutti gli studi realizzati a livello internazionale dai più svariati gruppi di ricerca in campo medico e scientifico.
La risposta è 23 anni: questo è l’ultimo aggiornamento, frutto del lavoro di un gruppo di ricerca americano e supportato dal National Institute of Health (NIH).
Il congelamento di un’unità di sangue cordonale è un processo critico, che deve essere eseguito a regola d’arte affinchè le cellule in esso contenute mantengano inalterate le proprie caratteristiche biologiche e siano in grado di attecchire in caso di trapianto anche molti anni dopo la crioconservazione.
Nell’anno 2011 il gruppo di ricerca coordinato dal Dott. Hal E. Broxmeyer ha pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Blood uno studio (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21393480) in cui dimostra che è possibile mantenere congelate le cellule staminali per un periodo compreso tra 21 e 23,5 anni; è stato così prolungato il valore che fin ad oggi veniva considerato di riferimento, vale a dire 15 anni.
Il gruppo di ricerca americano ha analizzato 23 campioni di sangue cordonale che erano stati congelati da 21 a 23.5 anni prima relativamente ai seguenti parametri:

  •  numero di globuli bianchi (percentuale di recupero post-scongelamento)
  •  numero di cellule staminali ematopoietiche
  •  vitalità cellulare
  •  recupero della funzionalità dei linfociti T, la popolazione del sistema immunitario deputata alla difesa dell’organismo dall’attacco di agenti estranei.
  •  potenziale proliferativo e capacità di attecchimento ( valutata in un modello animale), ossia capacità di dare origine a una popolazione di cellule che ripopola il midollo osseo e ricostituisce la funzione di questo tessuto.

I dati emersi sono stati confrontati con quelli derivanti dalle analisi degli stessi campioni prima del loro congelamento, e con quelli ottenuti da analisi eseguite dopo 5, 10 e 15 anni di congelamento. I risultati sono stati brillanti e hanno permesso di estendere, dunque, la validità del periodo di conservazione.
Bioscience Institute (www.bioinst.com), Istituto che pratica la conservazione autologa nella Repubblica di San Marino, garantisce la conservazione del sangue cordonale per un periodo di 20 anni, in linea con quanto indicato dalla letteratura scientifica.

Paralisi cerebrale infantile: la bambina trapiantata con le cellule staminali del cordone continua a migliorare.

pic by Scarleth Marie

E’ passato poco più di un anno dal giorno in cui la bambina italiana di 5 anni affetta da paralisi cerebrale è stata sottoposta al trapianto autologo di cellule staminali derivanti dal sangue del cordone ombelicale, che i genitori avevano preventivamente conservato alla nascita.
La terapia a cui la bambina – prima paziente italiana – è stata sottoposta rientra in un protocollo sperimentale (NCT01147653) realizzato presso il Medical Center della Duke University ( North Carolina): questo trattamento, basato sulla somministrazione per via endovenosa delle cellule staminali, tenta di migliorare il quadro clinico dei bambini affetti da paralisi cerebrale che, presentando lesioni a carico del sistema nervoso centrale, mostrano disturbi persistenti nella postura e nel movimento, ritardo mentale, episodi epilettici, problemi di linguaggio e di apprendimento.
Lo scorso novembre le prime notizie sullo stato di salute della bambina erano incoraggianti, poiché era già visibile un miglioramento nelle capacità motorie e nel linguaggio. Oggi, a distanza di altri 8 mesi, i risultati della risonanza magnetica non mostrano più le alterazioni precedentemente diagnosticate a carico della corteccia cerebrale e la bambina mostra un notevole recupero sia nelle funzioni cognitive che in quelle motorie.
Il protocollo sperimentale in cui la piccola paziente italiana è stata arruolata è coordinato dalla Dott.ssa Joanne Kurtzberg , che crede fortemente nelle potenzialità delle cellule staminali cordonali per il trattamento di questo tipo di disturbo, e coinvolge a livello mondiale 60 bambini, di età compresa tra 1 e 6 anni, le cui cellule staminali sono state conservate alla nascita.
La decisione di conservare le cellule staminali cordonali del proprio bambino ( www.bioinst.com )  si è rivelata, dunque, una scelta che ha fatto la differenza per le famiglie dei piccoli pazienti, che hanno potuto tentare un approccio finalmente terapeutico- e non più soltanto riabilitativo- rispetto ad una patologia fino ad oggi non curabile.
E’ importante ricordare, infine, che la paralisi cerebrale infantile è una malattia la cui incidenza è pari a 2-3 bambini ogni 1000 nati vivi; la causa di questo disturbo si può ricondurre sia a episodi avvenuti in epoca prenatale (fattori genetici, infezioni materne in gravidanza, agenti tossici in gravidanza, gestosi), che a eventi perinatali (parto precedente alla 32° settimana di gestazione, eventi di ipossia o ischemia) e a eventi postnatali (meningoencefaliti, trauma cranico, arresto cardiocircolatorio prolungato, episodi epilettici prolungati).

Nuove disposizioni in materia di conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale.

Con il Decreto del Ministero della Salute del 22 aprile 2014, pubblicato lo scorso 16 giugno sulla Gazzetta Ufficiale, è stata ampliata la lista delle patologie per il cui trattamento è indicato l’utilizzo delle cellule staminali derivanti dal sangue di origine cordonale.
Il decreto 22 aprile 2014 modifica e integra dunque il precedente Decreto 18 novembre 2009, che riporta le “disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo e dedicato”.
Con questa integrazione 3 nuove patologie - Sindrome di Down, Neurofibromatosi di tipo I, Immunodeficienze acquisite – sono state inserite nel precedente elenco, portando quindi a quasi 90 il numero delle malattie per le quali è riconosciuta la validità della conservazione autologa di sangue da cordone ombelicale o della conservazione dedicata (questa modalità di conservazione, lo ricordiamo, è consentita nei casi in cui il neonato o un suo consanguineo presenti alla nascita una patologia per la quale è scientificamente approvato l’utilizzo delle cellule staminali cordonali o nei casi di famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate).
Il recente ampliamento documentato con il nuovo Decreto è dovuto al fatto che i pazienti affetti dalle tre patologie sopraelencate sono ad alto rischio di sviluppare neoplasie nel corso della vita.
Nello specifico, la Neurofibromatosi di tipo I è una malattia genetica causata da una mutazione che coinvolge il gene NF1; la malattia colpisce il sistema nervoso e cutaneo, portando allo sviluppo di macchie cutanee nei primi anni di vita e alla successiva comparsa di neurofibromi, cioè masse tumorali in varie parti del corpo. Le eventuali complicazioni della malattia possono inoltre portare allo sviluppo di tumori a livello di ossa, nervo ottico, cervello e surrene, nonché a ritardo mentale, convulsioni, etc…
La Sindrome di Down è una malattie genetica causata dalla trisomia del cromosoma 21, vale a dire dalla presenza di una copia sovrannumeraria del cromosoma 21 rispetto all’assetto cromosomico normale (2 copie per ognuno dei 23 cromosomi esistenti).
I soggetti affetti presentano diverse anomalie anatomiche, problemi cognitivi e di linguaggio, problemi cardiaci, metabolici, disturbi alla vista e all’udito e mostrano un aumentato rischio di sviluppare tumori ematologici (in particolare leucemie).
Le immunodeficienze acquisite sono un gruppo di malattie a carico del sistema immunitario nelle quali il problema immunologico è secondario a svariate malattie o condizioni: neoplasie, malattie autoimmuni, chemioterapia e/o radioterapia, malnutrizione, assunzioni di farmaci immunosoppressivi.Chi soffre di immunodeficienze acquisite presenta un’aumentata sensibilità alle infezioni e una predisposizione all’insorgenza di alcuni tipi di neoplasie.
Bioscience Institute, criobanca che si occupa della conservazione autologa del sangue del cordone ombelicale, con entusiasmo ha preso atto delle nuove disposizioni ministeriali, che sottolineano il valore e il potenziale delle cellule staminali del cordone ombelicale.