L’atrofia muscolare spinale (SMA)

L’atrofia muscolare spinale è una malattia degenerativa ereditaria che determina la perdita dei motoneuroni inferiori, localizzati alla base del cervello e lungo il midollo spinale, che sono responsabili di controllare il movimento dei muscoli volontari.
La progressiva degenerazione di queste cellule impedisce il trasferimento degli impulsi dalle regioni cerebrali ai muscoli volontari, che perdono la propria funzionalità.
E’ una malattia genetica di tipo autosomico recessivo, ovvero si manifesta solo se entrambi i genitori sono portatori del difetto genetico responsabile della malattia.
Questa mutazione genetica interessa due geni specifici, definiti SMN1 E SMN2, e determina una ridotta produzione delle proteina SMN.
Circa 1 neonato ogni 10.000 è colpito da questa malattia, che rappresenta la più comune causa genetica di morte infantile.
La SMA si presenta clinicamente in 3 forme, differenti per gravità e per decorso clinico:
- tipo 1: è la forma più grave, che si manifesta molto precocemente, entro il 6°mese di vita.
Colpisce circa il 50% dei bambini affetti da SMA ed è associata ad aspettative di vita molto infauste (in genere la sopravvivenza è di pochissimi anni) a causa di una progressione rapidissima.
I bambini affetti da SMA di tipo I non sono in grado di reggere la testa, di deglutire, di muovere gli arti e presentano importanti difficoltà respiratorie.
- tipo 2: esordisce durante l’infanzia, tra i 7 e i 18 mesi e progredisce più lentamente rispetto alla forma grave.
Nonostante l’evidente compromissione muscolare, il bambino è in grado di stare seduto da solo, senza l’ausilio di supporti dedicati.
La deambulazione, invece, necessita di specifici tutori e /o della sedia a rotelle.
La funzione respiratoria è compromessa in misura molto variabile.
In genere le aspettative di vita associate a questa patologia sono molto più incoraggianti, dal momento che i soggetti affetti da SMA di tipo 2 riescono a raggiungere l’età adulta.
- tipo 3: è la forma meno grave, che presenta un’insorgenza tardiva ( tra i 18 mesi di vita e l’età adolescenziale) e una progressione molto lenta.
I soggetti coinvolti sono in grado di muoversi autonomamente e spesso riescono a conservare la funzione deambulatoria anche in età adulta, data la lenta evoluzione della malattia.
Si sviluppano, nel tempo, problemi legati principalmente alla postura, meno frequentemente alla deglutizione e alle funzioni respiratorie.
Non esistono, ad oggi, terapie risolutive per la SMA, anche se sono in corso diversi studi sperimentali che si propongono di trovare nuove strade per il trattamento di questa malattia, sia con protocolli di terapia cellulare che attraverso farmaci di nuova generazione.
E’ molto importante il supporto della fisioterapia che aiuta a rallentare la progressione della malattia.

 

Atrofia muscolare spinale: casi recenti e terapie possibili

Prospettive di cura nell’atrofia muscolare spinale

Il caso di Celeste: la bimba malata di atrofia muscolare spinale

Si è parlato molto ultimamente del caso di Celeste Carrer, una bimba di 2 anni affetta da atrofia muscolare spinale (SMA) fino ad ora in cura con una terapia salvavita a base di iniezioni di cellule staminali provenienti dal midollo osseo della madre.
Questa vicenda ci offre lo spunto per parlare delle attuali possibilità terapeutiche previste per il trattamento dei pazienti colpiti da atrofia muscolare spinale.

Che cos’è l’atrofia muscolare spinale?

L’atrofia muscolare spinale è una grave malattia neurodegenerativa caratterizzata dalla progressiva morte dei motoneuroni cioè quelle cellule nervose localizzate nel midollo spinale che controllano il movimento dei muscoli volontari.
La perdita di cellule nervose determina l’atrofia muscolare e una conseguente disabilità motoria.
La malattia si manifesta attraverso:

  • compromissione della muscolatura scheletrica del tronco e degli arti
  • compromissione della muscolatura respiratoria

con un livello di gravità variabile e con differenti aspettative di vita.

Quali sono le terapie sperimentali per l’atrofia muscolare spinale

Il mondo della ricerca scientifica è da anni molto impegnato nella comprensione dei meccanismi che sono alla base di questa malattia, ma ad oggi non esiste ancora una terapia consolidata e soprattutto risolutiva per chi sia affetto da SMA.
La fisioterapia, come trattamento preventivo, gioca un ruolo importante nel ridurre il rischio e la velocità di progressione della malattia.

Nuove prospettive terapeutiche per la SMA: l’approccio farmacologico

Sono in corso numerosi studi che valutano l’effetto di alcuni farmaci nel trattamento dei pazienti affetti da SMA.

1-   Uno studio italiano recentemente pubblicato sulla rivista Molecular Medicine ha evidenziato la potenziale efficacia di una terapia basata sulla somministrazione del farmaco IPLEX: il farmaco è costituito da una proteina sintetizzata dal fegato (IGF: insulin growth factor) fondamentale per la sopravvivenza dei motoneuroni, la cui carenza nei soggetti affetti da SMA è una delle cause della malattia. L’utilizzo di questo farmaco nel topo ha portato a un miglioramento complessivo delle capacità motorie dell’animale determinando una riduzione della degenerazione dei motoneuroni e il mantenimento dell’integrità muscolare.

2-   Un secondo studio sperimentale di fase 1, volto cioè a valutare su un ristretto gruppo di pazienti la sicurezza e la tollerabilità di un nuovo farmaco (il RG3039), ha mostrato incoraggianti risultati: il farmaco è stato ben tollerato e non sono stati registrati gravi effetti collaterali.

3-  Un ulteriore studio clinico di fase 1 ha studiato l’effetto del farmaco dal nome ISIS-SMNRx su bambini con malattia stabilizzata. Il farmaco, iniettato a diversi dosaggi, è risultato sicuro e ben tollerato e non ha determinato l’insorgenza di effetti collaterali importanti.

Nuove prospettive terapeutiche: l’utilizzo delle cellule staminali

L’efficacia dell’utilizzo delle cellule staminali nel trattamento della SMA è dimostrata da recenti dati sperimentali ottenuti nel modello animale. Ad esempio:

  • Cellule staminali modificate geneticamente in modo da produrre fattori di crescita che proteggono i motoneuroni dalla progressiva degenerazione.

Si tratta però, lo ribadiamo, di terapie sperimentali che sono state applicate a modelli animali e che devono essere ancora valutate sull’uomo.

Non esiste ancora un protocollo terapeutico, approvato dalle autorità preposte, per il quale sia consolidato l’utilizzo delle cellule staminali nel trattamento dei pazienti con SMA .