Dai fibroblasti alle cellule cerebrali: una recente metodica offre nuove speranze per il trattamento di alcune malattie neurologiche.

Dalla pelle alle cellule cerebrali (Pic by Rebecca-Lee)

I ricercatori della Case Western Reserve School of Medicine di Cleveland, in Ohio, hanno recentemente sviluppato una metodologia che permette di trasformare i fibroblasti, le cellule produttrici di collagene che colonizzano la pelle e il tessuto connettivo, in cellule cerebrali.
Questa tecnica, definita di riprogrammazione cellulare, consiste nella manipolazione di cellule adulte che, attraverso specifiche modifiche al loro materiale genetico, vengono riportate ad uno stadio primitivo perdendo le caratteristiche di cellule mature.
In questa nuova veste le cellule “riprogrammate”, diventate cellule immature, possono essere indotte a differenziare in cellule adulte appartenenti a organi o tessuti differenti da quello di origine, allo scopo di rigenerare parti del corpo lesionate che possono in tal modo recuperare la propria funzione.
La metodologia messa a punto dai ricercatori della Case Western Reserve School of Medicine permette di convertire i fibroblasti in precursori degli oligodendrociti (in gergo iOPCs – induced oligodendrocyte progenitor cells), gli elementi del sistema nervoso specializzati nella produzione di mielina, la membrana di rivestimento dei neuroni la cui degenerazione è alla base di grave malattie neurologiche quali la sclerosi multipla, la paralisi cerebrale e le leucodistrofie.
Eseguendo i primi esperimenti sul topo il gruppo di ricerca americano, guidato dai Dott. Robert Miller e Paul Tesar, ha dimostrato che gli oligodendrociti prodotti attraverso questa metodica e trapiantati nell’animale sono in grado di ricostituire la guaina mielinica attorno alle cellule nervose dell’animale.
Questi risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Nature Biotechnology e consultabili a questo link, incoraggiano i ricercatori ad applicare lo stesso studio anche sull’uomo, valutando in primo luogo la fattibilità e la sicurezza del protocollo.

I vantaggi associati a questa metodica sono molteplici: l’utilizzo di una fonte cellulare di facile e immediata disponibilità come i fibroblasti non crea difficoltà di approvvigionamento.
Inoltre, aspetto ancora più importante, ciò permette di superare le problematiche di natura etica associate all’utilizzo delle cellule staminali di origine fetale o di cellule staminali pluripotenti, che si riteneva essere l’unica altra fonte cellulare in grado di differenziare in oligodendrociti.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>