Il trattamento della atrofia muscolare spinale con le cellule staminali adulte.

sma e metodo stamina (Pic by Yellow.Cat)

Lo scorso autunno la vicenda di Celeste Carrer ha diviso l’opinione pubblica: la bimba di 2 anni, affetta da SMA1, ha visto interrompere le cure a base di cellule staminali prelevate dal midollo osseo della madre in seguito all’ordinanza del Ministero della Salute e dell’ AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) che hanno considerato non sicuro il trattamento sperimentale a cui la bambina era sottoposta presso gli Spedali Civili di Brescia.
Celeste è riuscita a proseguire le cure grazie all’intervento del Tribunale del Lavoro di Venezia che ha imposto il proseguimento della terapia in quanto cura compassionevole.
La SMA1 è la più grave forma di atrofia muscolare spinale, una malattia degenerativa che determina la perdita dei motoneuroni inferiori, portando a gravi problemi respiratori e alla totale immobilità dei soggetti coinvolti, per i quali le aspettative di vita sono molto infauste.
Dall’età di 15 mesi Celeste segue un protocollo sperimentale basato sull’utilizzo di cellule staminali, protocollo elaborato da una fondazione onlus che, collaborando con la struttura sanitaria bresciana, sostiene la ricerca legata all’utilizzo delle cellule staminali adulte.
I traguardi raggiunti da allora sono stati insperati e contrastano con forza le migliori previsioni, per le quali il solo arresto di una malattia degenerativa come la SMA, fisiologicamente destinata a peggiorare, rappresenterebbe un enorme risultato: dopo poche iniezioni di cellule staminali la bambina è in grado di reggere e spostare la testa, di muovere mani e piedi, di respirare autonomamente.
Recentemente la trasmissione televisiva “ Le iene” si è occupata del caso del piccolo Gioele, bimbo affetto da SMA1 che ha da poco intrapreso questo protocollo sperimentale.
A distanza di poche settimane dalla prima infusione di cellule staminali adulte, il quadro clinico del bambino ha mostrato significativi progressi, a testimonianza delle enormi potenzialità che le cellule staminali possiedono, ampiamente documentate nella letteratura scientifica, e sulle quali si basano i nuovi approcci terapeutici legati alla medicina rigenerativa.
Il protocollo sperimentale utilizzato consiste nella infusione di cellule staminali mesenchimali, opportunamente estratte dalla parte spugnosa delle ossa del bacino.
Queste cellule, particolarmente arricchite di progenitori immaturi, vengono sottoposte ad un processo di espansione in vitro e successivamente inoculate per via endovenosa nel paziente; da questa sede periferica, sono in grado di migrare autonomamente nelle zone che presentano danno tissutale e di provvedere alla rigenerazione dei tessuti danneggiati e al recupero della funzionalità persa.
Il Prof. Vannoni, principale referente della sperimentazione, sottolinea con entusiasmo le proprietà rigenerative delle cellule staminali e le possibili applicazioni cliniche in riferimento non soltanto alla SMA, ma a circa 60 patologie al momento incurabili.
“Si è aperta per la medicina” afferma lo scienziato “ una porta incredibile che lascia una speranza, nel futuro, di curare malattie importanti come la malattia di Gioele e di Celeste, che oggi non hanno soluzione”.

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