L’ossigeno-terapia e il trapianto di cellule staminali ematopoietiche: un binomio interessante

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Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche è una procedura salvavita a cui attualmente si fa riferimento per il trattamento di oltre 80 patologie (leucemie, linfomi, mielomi, insufficienze midollari, disordini del sistema immunitario, errori congeniti del metabolismo, alcune forme di tumori solidi …vedi Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n. 303, 31/12/2009).

Tecnicamente, il trapianto viene realizzato attraverso l’infusione delle cellule staminali in genere per mezzo di un catetere venoso centrale, a distanza di 1-2 giorni dal termine del regime di condizionamento (il regime di condizionamento consiste nella somministrazione di cicli di chemioterapia e radioterapia ad alte dosi finalizzati a distruggere le popolazioni midollari malate).
Dopo l’infusione inizia un fenomeno noto come “homing”, che porta le cellule staminali a migrare dalla regione in cui sono state somministrate verso il midollo osseo, ambiente che colonizzeranno in modo progressivo fino alla completa ricostituzione di tutte le popolazioni normalmente presenti in questa sede (processo noto come attecchimento).
Attualmente è in corso uno studio realizzato presso l’Università del Kansas (Clinical Trials.gov Identifier: NCT02099266) che valuta l’effetto dell’ossigeno iperbarico sul trapianto delle cellule staminali ematopoietiche del sangue del cordone ombelicale, in particolare sul processo di “homing” e sulla successiva fase di attecchimento nel midollo osseo.
Nel post che abbiamo pubblicato lo scorso 18 giugno 2014 abbiamo sottolineato come l’ossigeno-terapia, vale a dire la respirazione di ossigeno puro somministrato a una pressione maggiore rispetto a quella atmosferica, è una tecnica attualmente riconosciuta e utilizzata per il trattamento di numerose problematiche (ulcere di varia natura, piede diabetico, edemi, infezioni dei tessuti molli, gangrena gassosa) ed è consigliato anche in gravidanza poiché stimola lo sviluppo neurologico del feto.
Lo studio americano, coordinato dal Dott. Omar Aljitawi, si propone di valutare se la somministrazione di ossigeno iperbarico, eseguita prima del trapianto di cellule staminali, migliora l’esito del trapianto stesso in pazienti affetti da alcune forme di leucemia, linfoma e da mielodisplasia.
Lo studio, che è stato inaugurato l’anno scorso, si propone di arruolare 15 pazienti di età compresa tra i 17 e i 70 anni, per i quali verrà valutata anche la sicurezza del trattamento e l’eventuale comparsa di effetti collaterali.

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