Ftalati e gravidanza: un binomio pericoloso

Ftalati e gravidanza. Pic by Paolo Margari

Ftalati e gravidanza: da alcuni anni sono in corso studi volti a individuare in che misura l’esposizione agli ftalati durante la dolce attesa possa essere nociva per il feto.
E’ già stato dimostrato che questa esposizione, valutata quantificando la concentrazione di ftalati nelle urine delle gestanti, provoca un ritardo nello sviluppo motorio e neurologico di bambini di 3 anni di età.
Ma cosa sono gli ftalati?
Sono composti chimici utilizzati come agenti plastificanti e come additivi in ambito cosmetico, e per questo motivo sono ampiamente diffusi nelle nostre case: i giocattoli per bambini, gli articoli per l’infanzia, gli shampoo, gli smalti per unghie, sono alcuni tra gli oggetti di uso comune che contengono ftalati.
E’ ampiamente dimostrato che gli ftalati hanno un effetto negativo sul nostro sistema endocrino, poiché alterano la normale produzione di alcuni ormoni, in particolare gli ormoni tiroidei e il testosterone, e risultano essere sostanze tossiche per la funzione riproduttiva.
Per questo motivo, a partire dall’anno 2005, è stato imposto a livello europeo il rigoroso controllo della presenza di ftalati nei giocattoli attraverso il sistema RAPEX (sistema comunitario di informazione rapida sui prodotti non alimentari) e il ritiro dal commercio di tutti gli articoli che hanno un contenuto di ftalati superiore allo 0.1%.
Recentemente, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PlosOne, ha ampliato le conoscenze su questo argomento valutando l’associazione tra l’esposizione agli ftalati nella vita prenatale e il quoziente intellettivo di bambini in età scolare.
Lo studio, realizzato presso il Columbia Center for Children’s Environmental Health (CCCEH) e coordinato dal Dott Robin Whyatt, ha analizzato un campione di oltre 300 bambini verificando che gli effetti negativi degli ftalati sono ancora riconoscibili all’età di 7 anni, ma con un impatto sullo sviluppo neurologico che è differente tra maschi e femmine.
Le bambine mostrano principalmente un deficit nelle facoltà legate alla memoria e al ragionamento, mentre i maschi risultano maggiormente compromessi nei processi di elaborazione mentale e nella comprensione verbale.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>