Il trapianto delle cellule staminali midollari fa guarire due pazienti australiani dall’ HIV

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Due giorni fa, a poche ore dall’apertura della conferenza internazionale sull’AIDS di Melbourne, un gruppo di ricercatori australiani ha dato un clamoroso annuncio: due pazienti affetti da HIV e malati di cancro hanno ricevuto un trapianto di cellule staminali di origine midollare che non solo ha debellato il tumore, ma ha anche eradicato l’infezione da HIV.
Per la seconda volta un trapianto di midollo osseo finalizzato a curare una malattia ematologica riesce ha produrre un risultato di questa rilevanza: il primo caso risale al 2008 e oggi, a distanza di 3 anni dalla fine della terapia antivirale a cui il paziente è stato successivamente sottoposto, i medici annunciano che risulta ancora non infetto.
I due pazienti sono stati operati presso l’Unità di Ematologia e di Trapianto di cellule staminali dell’Ospedale St. Vincent’s di Sidney: i trapianti sono stati eseguiti negli anni 2010 e 2011 per trattare il primo paziente con linfoma di Hodgkin e il secondo con leucemia mieloide acuta.

Va aggiunto, inoltre, che se nel primo caso il midollo donato possedeva delle caratteristiche genetiche peculiari che forniscono un vantaggio nell’eradicazione dell’infezione (era presente un gene che dà protezione nei confronti dell’HIV), nel secondo caso questa caratteristica mancava e ciononostante il risultato ottenuto è stato il medesimo.
Ad oggi -riferisce il Dott. Milliken, Direttore dell’Unità di Ematologia- non sono state rilevate tracce del virus, che risulta completamente scomparso. Per motivi precauzionali entrambi i pazienti continuano a seguire una terapia antivirale.

I ricercatori sono concordi nel ritenere che si stia delineando una nuova strada nel trattamento delle infezioni da HIV e che in questo senso il trapianto di cellule staminali ematopoietiche promette di avere un ruolo di primo piano. Nello stesso tempo, afferma il Dott. Milliken, è necessario adottare un atteggiamento di cautela poiché al momento il trapianto rappresenta una pratica clinica ancora molto rischiosa per il trattamento dei pazienti affetti solo da HIV.

Si ampliano, dunque, le frontiere legate alle applicazioni cliniche delle cellule staminali ematopoietiche, ovvero di quella popolazione di cellule primordiali che è deputata alla generazione di tutti gli elementi maturi presenti nel sangue (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine).

Bioscience Institute, Istituto che si occupa di crioconservazione delle cellule staminali derivanti dal sangue del cordone ombelicale, si augura che in un futuro prossimo anche le cellule staminali cordonali possano essere sfruttate per una finalità di questa rilevanza, dal momento che attualmente questa fonte cellulare viene utilizzata come valida alternativa alle staminali del midollo osseo per il trattamento di molte malattie ematologiche (leucemie, linfomi, mielomi…) (vedi Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 31/12/2009, Serie Generale n.303)

In questa ottica si comprende maggiormente l’importanza della conservazione autologa delle cellule staminali derivanti dal sangue del cordone ombelicale: conservare in ambito familiare questo prezioso patrimonio significa mettere al sicuro una fonte di cellule staminali che potrà essere messa a disposizione del nascituro o di un suo familiare in qualunque momento.

Paralisi cerebrale infantile: la bambina trapiantata con le cellule staminali del cordone continua a migliorare.

pic by Scarleth Marie

E’ passato poco più di un anno dal giorno in cui la bambina italiana di 5 anni affetta da paralisi cerebrale è stata sottoposta al trapianto autologo di cellule staminali derivanti dal sangue del cordone ombelicale, che i genitori avevano preventivamente conservato alla nascita.
La terapia a cui la bambina – prima paziente italiana – è stata sottoposta rientra in un protocollo sperimentale (NCT01147653) realizzato presso il Medical Center della Duke University ( North Carolina): questo trattamento, basato sulla somministrazione per via endovenosa delle cellule staminali, tenta di migliorare il quadro clinico dei bambini affetti da paralisi cerebrale che, presentando lesioni a carico del sistema nervoso centrale, mostrano disturbi persistenti nella postura e nel movimento, ritardo mentale, episodi epilettici, problemi di linguaggio e di apprendimento.
Lo scorso novembre le prime notizie sullo stato di salute della bambina erano incoraggianti, poiché era già visibile un miglioramento nelle capacità motorie e nel linguaggio. Oggi, a distanza di altri 8 mesi, i risultati della risonanza magnetica non mostrano più le alterazioni precedentemente diagnosticate a carico della corteccia cerebrale e la bambina mostra un notevole recupero sia nelle funzioni cognitive che in quelle motorie.
Il protocollo sperimentale in cui la piccola paziente italiana è stata arruolata è coordinato dalla Dott.ssa Joanne Kurtzberg , che crede fortemente nelle potenzialità delle cellule staminali cordonali per il trattamento di questo tipo di disturbo, e coinvolge a livello mondiale 60 bambini, di età compresa tra 1 e 6 anni, le cui cellule staminali sono state conservate alla nascita.
La decisione di conservare le cellule staminali cordonali del proprio bambino ( www.bioinst.com )  si è rivelata, dunque, una scelta che ha fatto la differenza per le famiglie dei piccoli pazienti, che hanno potuto tentare un approccio finalmente terapeutico- e non più soltanto riabilitativo- rispetto ad una patologia fino ad oggi non curabile.
E’ importante ricordare, infine, che la paralisi cerebrale infantile è una malattia la cui incidenza è pari a 2-3 bambini ogni 1000 nati vivi; la causa di questo disturbo si può ricondurre sia a episodi avvenuti in epoca prenatale (fattori genetici, infezioni materne in gravidanza, agenti tossici in gravidanza, gestosi), che a eventi perinatali (parto precedente alla 32° settimana di gestazione, eventi di ipossia o ischemia) e a eventi postnatali (meningoencefaliti, trauma cranico, arresto cardiocircolatorio prolungato, episodi epilettici prolungati).