Le infezioni alimentari in gravidanza

(pic by Aurimas Adomavicius)

Nel corso della gravidanza è importante che la futura mamma presti attenzione al proprio regime alimentare, non solo per avere uno stile di vita equilibrato che favorisca il corretto apporto di sostanze nutritive, ma anche per evitare il rischio di sviluppare alcune infezioni alimentari che possono essere particolarmente pericolose per il feto.
Sono tre le principali infezioni alimentari che la gestante deve evitare:

Toxoplasmosi: è un’infezione banale, nella maggior parte dei casi asintomatica, ma se contratta in gravidanza può causare malformazioni fetali di diversa gravità, sulla base dell’epoca gestazionale in cui viene contratta. E’ causata dal protozoo Toxoplasma gondii, un parassita animale che è presente nelle feci di animali infetti e, sotto forma di cisti, nella carne, nelle uova e nel latte.
E’ fondamentale pertanto lavare accuratamente frutta e ortaggi crudi, evitare il consumo di carne cruda, insaccati, latte non pastorizzato e uova poco cotte, evitare il contatto con gli animali (principalmente gatti) portatori del protozoo e con gli ambienti che normalmente frequentano (lettiere, terra del giardino), lavare accuratamente le mani dopo il contatto con cibi crudi (per maggiori informazioni consigliamo di leggere il post dedicato: La toxoplasmosi in gravidanza).

Listeriosi: è un’infezione alimentare importante che, se acquisita in gravidanza, amplifica la propria pericolosità poiché è associata ad aborto spontaneo, morte in utero, parto prematuro e gravi patologie nel neonato: polmonite, meningite, lesioni cutanee, congiuntivite purulenta, ascessi.
E’ causata da Listeria monocytogenes, un batterio normalmente presente nell’ambiente (terreno e acque) che si può trovare in diversi alimenti: carne cruda o poco cotta, insaccati, latte non pastorizzato e prodotti caseari derivati, frutta e verdura crude.
Per questo tipo di infezione è fondamentale utilizzare le stesse precauzioni valide per la toxoplasmosi, in aggiunta è necessario evitare il consumo di formaggi molli e non pastorizzati, il pesce affumicato, i prodotti elaborati da gastronomia, i patè di carne freschi.

Salmonellosi: questa infezione è causata da alcune specie del batterio Salmonella, che può essere trasmesso alla gestante attraverso il contatto con l’acqua, il suolo e con alcuni animali domestici.

Gli alimenti che veicolano l’infezione sono la carne cruda e in particolare le uova, che vanno lavate accuratamente prima dell’utilizzo e consumate esclusivamente cotte.
Se l’infezione viene contratta in gravidanza le conseguenze per il feto sono molteplici e nei casi più gravi possono portare a nascita prematura e morte intrauterina.
Le principali raccomandazioni che la gestante deve assumere sono le seguenti: lavare accuratamente frutta e verdura prima dell’utilizzo; evitare il consumo di carne e uova crude e di preparazioni che contengono questi alimenti; lavare attentamente le mani dopo aver manipolato cibi potenzialmente infetti.
Bioscience Institute, biobanca situata nella Repubblica di San Marino che si occupa di conservazione autologa del sangue cordonale e di diagnosi prenatale, organizza ciclicamente corsi pre-parto di accompagnamento alla genitorialità.
Nel corso di questi appuntamenti le future mamme hanno la possibilità di interfacciarsi con numerosi professionisti in merito a svariate tematiche, tra cui la corretta alimentazione in gravidanza.
La partecipazione è gratuita, richiede solo la prenotazione chiamando il numero telefonico 0549/909905 .

La percezione dei suoni e la musica in gravidanza

Musica e gravidanza (pic by AKZOphoto)

L’udito rappresenta uno dei primi sensi che si sviluppa nella vita intrauterina.
La percezione dei suoni inizia già nella fase embrionale, quando i suoni investono il feto sotto forma di vibrazioni. Nel grembo materno il bambino è avvolto da tantissimi stimoli sonori che sono parte integrante dell’ambiente in cui cresce: la respirazione, i movimenti intestinali, il rumore delle articolazioni, il rumore legato allo spostamento del liquido amniotico, il battito cardiaco, il flusso sanguigno. Questi ultimi si modificano in base allo stato d’animo della mamma, trasmettendo dunque sensazioni sempre diverse.
La voce, infine, rappresenta lo stimolo più importante e immediato, ed è lo strumento con cui la mamma stabilisce un intimo contatto con il suo bambino, attraverso le vibrazioni che dalla sua voce prendono origine. La mamma è prima di tutto uno strumento musicale per il proprio bambino.
Dopo il parto la sua voce verrà riconosciuta immediatamente dal neonato che la associerà a momenti piacevoli della sua vita intrauterina e ne trarrà serenità e conforto.
La capacità di udire i suoni provenienti dall’esterno si completa dopo la 20° settimana di gestazione: in questa fase dello sviluppo prenatale il bambino è in grado di ascoltare i suoni esterni che vengono filtrati dal liquido amniotico. In particolare quelli che arrivano al suo orecchio sono i suoni molto gravi che sembra preferire (tra cui la voce del padre, che riconoscerà subito dopo la nascita) e alcuni suoni acuti.
Il feto distingue chiaramente la voce della mamma da quella del papà, e risponde agli stimoli dati dall’ascolto della musica.
Recenti studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali hanno dimostrato che l’ascolto della musica in gravidanza favorisce lo sviluppo neurologico del bambino, nonché quello del suo sistema uditivo.
Numerosi sono gli effetti benefici che l’ascolto della musica produce anche a livello emozionale: favorire l’ascolto ripetuto di un brano musicale trasmette al feto un senso di sicurezza e lo aiuta a crescere in modo equilibrato. Quando il neonato riascolterà lo stesso brano, lo riconoscerà come suono familiare e riuscirà a rilassarsi e a tranquillizzarsi al suo ascolto.
In alcuni casi la musica viene utilizzata nelle ultime settimane di gestazione come strumento per favorire la rotazione del bambino che si presenta in posizione podalica: l’ascolto di una melodia familiare può favorire la rotazione del bambino, evitando così il ricorso a manovre invasive e permettendo di procedere con un parto naturale.
La musica svolge numerosi effetti positivi anche sulla futura mamma, poiché rappresenta un metodo efficace per ridurre l’ansia legata al particolare momento che sta vivendo e per gestire le difficoltà che si possono presentare durante il percorso.
In genere è consigliato l’ascolto della musica classica, in particolare di Mozart, perché favorisce il rilassamento e stimola le funzioni intellettive del bambino.

Il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche

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I primi trapianti di cellule staminali ematopoietiche, che risalgono agli anni ’60, sono stati di tipo allogenico, cioè le cellule staminali infuse nel paziente (definito in gergo ricevente) derivano da un donatore, cioè un soggetto sano in grado di fornire il materiale biologico.
Oggi il trapianto allogenico di cellule staminali rappresenta una pratica clinica del tutto consolidata, nella quale sono stati superati alcuni importanti aspetti, come la diversità del gruppo sanguigno tra donatore e ricevente, che inizialmente creava grosse complicazioni alla realizzazione della procedura.
Poiché nel trapianto allogenico donatore e ricevente non sono coincidenti è fondamentale assicurare la massima compatibilità immunologica (compatibilità del sistema HLA) tra i due soggetti coinvolti per scongiurare la possibilità che si verifichino severe complicazioni :

  • il rigetto: è un fenomeno in cui il sistema immunitario del paziente riconosce come estranee le cellule del donatore appena inoculate, che vengono pertanto attaccate e distrutte.
  •  la reazione del trapianto contro l’ospite(Graft versus host disease): è una possibile complicazione del trapianto che viene scatenata dai linfociti del donatore i quali, inoculati insieme alle cellule staminali, riconoscono come estranei alcuni tessuti del ricevente e li attaccano portando a manifestazioni cliniche di diversa serietà.Esistono varie forme di trapianto allogenico in base alla fonte di cellule staminali ematopoietiche:
  • trapianto allogenico HLA-identico da donatore familiare: il donatore di cellule staminali è un membro della famiglia, in genere un fratello o una sorella, che ha una probabilità di essere pienamente compatibile con il paziente pari al 25%.
    In questo caso la fonte di cellule staminali ematopoietiche può essere il midollo osseo o il sangue del cordone ombelicale del fratello (conservazione autologa del sangue cordonale).
  • trapianto allogenico HLA-identico da donatore non familiare: il donatore non è un membro della famiglia, ma un volontario che viene cercato nei registri nazionali e internazionali dei Donatori di Midollo e nei registri di stoccaggio delle unità di sangue cordonale.
  • trapianto aploidentico da donatore familiare non compatibile: aploidentico significa identico a metà; in questa forma di trapianto il donatore è un familiare stretto del paziente (genitore o fratello) che ha una compatibilità limitata con il ricevente, pari a solo il 50% (questa condizione è normalmente presente tra i membri stretti di una famiglia).
    In genere si decide di procedere con questo tipo di trapianto in casi di urgenza, quando non è possibile attendere i tempi più dilatati necessari per la ricerca di un donatore pienamente compatibile.
  • trapianto singenico: il donatore è il fratello gemello mono-ovulare, le cui cellule sono geneticamente identiche a quelle del ricevente.

Ad oggi le malattie ematologiche per le quali è indicato il trapianto allogenico di cellule staminali sono le leucemie (leucemia mieloide acuta, leucemia mieloide cronica, leucemia linfoide acuta, leucemia linfatica cronica), alcune forme di linfoma (linfoma di Hodgkin e linfoma non-Hodgkin), le sindromi mielodisplastiche, le mielofibrosi, l’aplasia midollare, il mieloma multiplo, le emopatie.