1988-2013: L’utilizzo del sangue del cordone ombelicale compie 25 anni

Lo scorso Ottobre si è celebrato il 25° anniversario del primo trapianto di cellule staminali derivanti dal sangue del cordone ombelicale.
Il primo caso di utilizzo risale al 1988, anno in cui in Francia un bimbo affetto da Anemia di Fanconi ricevette un’ infusione di cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale della sorellina.
Se in quella circostanza il trapianto con questa tipologia di cellule risultò essere un trattamento pionieristico, nel corso degli anni questa pratica clinica si è consolidata e ha trovato applicazione nel trattamento di un ampio numero di patologie, prevalentemente di tipo ematologico.
Ad oggi sono circa 80 le malattie per le quali è riconosciuto valido l’utilizzo terapeutico delle cellule staminali del cordone ombelicale; l’intero elenco è consultabile sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n.303 del 31 Dicembre 2009 ( Decreto 18 novembre 2009).
Negli ultimi 25 anni sono stati eseguiti oltre 30.000 trapianti utilizzando le cellule staminali del cordone ombelicale le cui caratteristiche biologiche, universalmente riconosciute, offrono numerosi vantaggi rispetto a fonti cellulari di diversa origine (midollo osseo e sangue periferico):

  • nessun problema legato all’approvvigionamento del materiale: la procedura di raccolta del sangue ombelicale risulta totalmente sicura, indolore e priva di rischi per la salute della mamma e del bambino. In caso di necessità le unità di sangue cordonale precedentemente criopreservate risultano immediatamente disponibili per il trapianto e mantengono intatte le proprie caratteristiche dopo le operazioni di scongelamento
  • ridotto rischio di “graft versus host disease”, ovvero la “malattia del trapianto contro l’ospite”, una complicazione che talvolta accade compromettendo il buon esito del trapianto stesso
  • nel caso di utilizzo allogenico, cioè non destinato al nascituro, il sangue cordonale richiede una minore compatibilità tra donatore e ricevente rispetto al midollo osseo o al sangue periferico, le fonti alternative di cellule staminali ematopoietiche
  • ottima capacità di attecchimento, che permette il recupero di tutte le popolazioni che fisiologicamente colonizzano il midollo osseo
  • ridotto rischio di trasmettere infezioni da parte di virus latenti.

Il trattamento del diabete di tipo 2 con le cellule staminali del cordone ombelicale.

Staminali e diabete (Pic by wellcome images )

Si è recentemente concluso il primo studio sperimentale che ha valutato la possibilità di trattare con le cellule staminali del cordone ombelicale alcuni pazienti affetti da diabete di tipo 2.
Questa malattia è una patologia cronica del metabolismo causata da un difetto nella produzione di insulina (insulino-deficienza) oppure da una ridotta sensibilità dell’organismo a questo ormone (insulino-resistenza), portando all’accumulo di glucosio nel sangue.
E’ la forma di diabete più frequente, che colpisce l’individuo adulto e che è legata principalmente allo stile di vita e ai comportamenti alimentari dei soggetti coinvolti.
Da alcuni anni il mondo della ricerca scientifica ha tentato di sfruttare le potenzialità delle cellule staminali del cordone ombelicale per trattare una patologia di grande impatto come il diabete, che colpisce a livello mondiale oltre 350 milioni di persone.
Recentemente, uno studio sperimentale pubblicato sulla rivista scientifica J. Clin. Endocrinol. Metab. (http://jcem.endojournals.org/content/98/9/E1501.full.pdf+html) ha valutato l’efficacia del trapianto di cellule staminali di origine cordonale in tre pazienti con diabete di tipo 2.
Le cellule, provenienti da unità di sangue cordonale di familiari stretti, sono state infuse attraverso un microcatetere nell’arteria pancreatica dorsale; le condizioni dei tre pazienti sono state monitorate nel tempo in relazione ai livelli di glucosio, di peptide C e alla richiesta di insulina prima e dopo il trapianto.
I primi risultati sono promettenti anche se abbastanza eterogenei, essendo diverse le condizioni cliniche dei tre pazienti arruolati: il trapianto è risultato in primo luogo una pratica sicura che non ha determinato la comparsa di eventi avversi.
Nei mesi successivi all’intervento tutti i pazienti hanno mostrato aumentati livelli di peptide c, una proteina la cui concentrazione è indicativa dell’efficacia del trattamento; in un paziente il valore di questo parametro si è mantenuto elevato anche a distanza di due anni dal trapianto.
Infine la richiesta di insulina e di agenti ad azione ipoglicemizzante sono risultati ridotti in tutti i pazienti, il che fa pensare che il trapianto di cellule staminali determini il recupero della funzionalità del pancreas, l’organo deputato alla produzione di insulina.
Questi risultati preliminari dovranno essere confermati da successivi studi in cui sarà necessario arruolare un maggior numero di pazienti da monitorare nell’arco di periodi di tempo più estesi.

Sarò mamma: un percorso verso la nascita.

sarò mamma

La gravidanza è un meraviglioso viaggio, non solo per il feto ma anche per la mamma che vive in modo unico e irripetibile le trasformazioni fisiche ed emotive che la accompagnano durante i nove mesi di gestazione.
Bioscience Institute propone alle future mamme di percorrere insieme questo viaggio, avvalendosi dei preziosi consigli di ostetriche esperte che accompagneranno le mamme nel periodo della dolce attesa.
Da questa idea nasce “Sarò mamma”, un ciclo di 6 incontri completamente dedicato alla donna (e perché no…anche ai futuri papà) in cui si creeranno momenti di conoscenza e di confronto non solo in relazione al periodo della gravidanza, ma anche a quello del puerperio.
Capita talvolta che una donna sia circondata da molte attenzioni durante la gravidanza, e necessiti invece di una figura di riferimento dopo la nascita del bambino.
Attraverso questa iniziativa le mamme potranno creare un rapporto personale con le ostetriche, rapporto che prenderà corpo dal primo trimestre di gestazione, si consoliderà nel corso dei nove mesi e si protrarrà anche dopo il parto, qualora una mamma necessiti di consigli e suggerimenti.
Quali argomenti verranno trattati?
La sessualità in gravidanza e nel periodo post-parto, il parto naturale, con particolare riferimento alla gestione del dolore, l’allattamento al seno, il periodo del puerperio e tanto altro.
Il primo appuntamento è fissato per giovedì 14 novembre alle ore 17.30, presso la sede di Bioscience Institute.
Il tema del primo incontro sarà “Il miracolo della vita”, un viaggio alla scoperta delle principali tappe che segnano lo sviluppo di ogni essere umano.
La partecipazione é libera e a numero chiuso, si richiede pertanto la prenotazione al numero verde 800 985 177.

Cellule staminali del cordone ombelicale e paralisi cerebrale: i risultati del primo trapianto sono positivi.

Trapianto staminali (pic by Tommo4074)

Lo scorso maggio è stato effettuato il primo trapianto di cellule staminali autologhe di origine cordonale su una bimba italiana affetta dalla nascita da Paralisi cerebrale.
Oggi, in un clima di speranza mista a precauzione, si raccolgono i primi successi legati a questa vicenda: a distanza di cinque mesi dal trapianto, la piccola paziente manifesta alcuni segni di miglioramento sia nelle capacità motorie che nel linguaggio.
Il trapianto è stato eseguito nell’ambito di uno studio sperimentale che fa capo alla Prof.ssa Joanne Kurtzberg, primario della Division of Pediatric Blood and Marrow Transplantation presso la Duke University di Durham, North Carolina.
Questo studio, per il quale è ancora attivo il reclutamento di nuovi pazienti, si propone di valutare l’efficacia legata alla somministrazione per via endovenosa di una singola dose di cellule staminali cordonali autologhe criopreservate alla nascita.
I primi risultati sono incoraggianti non solo limitatamente al caso della piccola paziente, ma soprattutto perché si delinea la possibilità di trattare con strumenti nuovi patologie fino ad ora non curabili, ma per le quali era previsto soltanto un supporto di tipo riabilitativo.
Il primo utilizzo del cordone ombelicale come fonte di cellule staminali risale al 1988, anno in cui un bambino affetto da Anemia di Fanconi ha ricevuto il sangue cordonale della sorella.
Da allora le applicazioni cliniche del sangue cordonale sono progressivamente aumentate: attualmente le cellule staminali del cordone ombelicale sono utilizzate per la cura di gravi malattie ematologiche (leucemie, linfomi, mielomi), di disordini del sistema immunitario, di insufficienze midollari, di errori congeniti del metabolismo (vedi Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 303 del 31 dicembre 2009, Allegato1).
Parallelamente a questo utilizzo, che risulta consolidato, si stanno sviluppando una serie di studi sperimentali, tra cui quello sopracitato (fonte Clinical Trial NCT01147653), che allargano le potenzialità di utilizzo del cordone ombelicale e generano nuove speranze.