Infarto miocardico acuto: il ruolo delle cellule staminali cardiache

Infarto miocardico e staminali (Pic by Caruba)

Ogni anno, soltanto in Italia, circa 150.0000 persone sono colpite da infarto miocardico acuto (IMA), un episodio irreversibile che causa la perdita di tessuto cardiaco, riducendo la funzionalità del cuore e la qualità di vita dei soggetti coinvolti.
E’ notevole lo sforzo che da anni la comunità scientifica mostra nel tentativo di rigenerare i tessuti lesionati, evitando che questa condizione possa aggravarsi e portare all’insorgenza di episodi cronici.
Recentemente un gruppo di ricerca del King’s College di Londra, coordinato dalla Dott.ssa Georgina Ellison, ha pubblicato sulla rivista scientifica Stem Cells Transplantation Medicine i risultati di uno studio che evidenza la straordinaria capacità rigenerativa di una popolazione di cellule staminali localizzate a livello cardiaco.
E’ stato osservato che queste cellule sono in grado di rigenerare i tessuti infartuati dando origine a cardiomiociti, cellule muscolari lisce e cellule endoteliali; questa caratteristica è conservata anche nell’individuo adulto e può pertanto essere sfruttata all’interno di programmi di medicina rigenerativa.
Il gruppo di ricerca inglese, che ha condotto esperimenti su topolini infartuati, ha dimostrato che la rimozione delle cellule staminali cardiache dalla loro sede impedisce al cuore di rigenerare le regioni compromesse da un precedente infarto; al contrario, quando le cellule staminali vengono reintrodotte, si osserva il pieno recupero anatomico e funzionale del muscolo cardiaco.
Le cellule staminali cardiache, somministrate attraverso una semplice iniezione, sono in grado di migrare nelle regioni infartuate con un meccanismo noto come homing, in risposta a stimoli specifici.
Una volta inoculate, le cellule staminali cardiache si dirigono spontaneamente verso il cuore, dove si differenziano in cellule adulte provvedendo alla riparazione dei tessuti lesionati.
Queste peculiarità offrono notevoli vantaggi nella pratica clinica, perché consentono di superare l’invasività dei trattamenti fino ad ora utilizzati, basati su procedure di tipo chirurgico.
I risultati ottenuti, per quanto preliminari, sono molto promettenti, e aprono la strada a studi successivi finalizzati a valutare sull’uomo l’efficacia delle cellule staminali cardiache sia nell’ambito di programmi di prevenzione che di cura delle patologie cardiache.