Il trattamento della piastrinopenia associata al trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

Ucb e piastrinopenia da trapianto (Pic by wellcome images)

Esistono numerose malattie del sangue, quali leucemie, linfomi e mielomi, il cui trattamento consiste nel trapianto di cellule staminali ematopoietiche preceduto da chemioterapia e radioterapia ad alte dosi (regime di condizionamento).
Questo intervento ha l’obiettivo di eliminare tutte le popolazioni cellulari malate presenti nel midollo osseo, il quale verrà successivamente ripopolato attraverso l’infusione di cellule staminali che nell’arco di alcune settimane daranno origine a tutti gli elementi maturi del sangue.
I pazienti sottoposti a tale trattamento possono andare incontro ad una serie di complicazioni, di cui la più frequente è rappresentata dalla piastrinopenia: questa condizione, caratterizzata da un insufficiente numero di piastrine circolanti a causa della ridotta funzionalità midollare, determina difetti di coagulazione ed espone il soggetto trapiantato al rischio di sviluppare infezioni.
Una simile emergenza, per la quale l’unico trattamento efficace è rappresentato dall’infusione di piastrine provenienti da donatore allogenico, pone l’accento sulla costante richiesta di piastrine ed emoderivati in genere, che negli ultimi anni è aumentata esponenzialmente.
Nel tentativo di fornire una valida soluzione a questa problematica numerosi gruppi di ricerca hanno dimostrato che le cellule staminali ematopoietiche sono in grado di produrre in vitro precursori piastrinici, che infusi nel soggetto trapiantato danno origine a cellule mature nell’arco di alcuni giorni dal trapianto.
In particolare, un recente protocollo sperimentale di fase 1, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Plos One  ha valutato la sicurezza e l’efficacia legate all’infusione di precursori piastrinici prodotti ex-vivo da cellule mononucleate provenienti dal sangue del cordone ombelicale.
Il gruppo di ricerca ha arruolato 24 pazienti affetti da malattia ematologica in fase avanzata (linfoma e mieloma multiplo) i quali sono stati attentamente monitorati in relazione alla comparsa di tossicità e di eventi avversi, a indicazione della sicurezza e della tollerabilità del protocollo sperimentale applicato.
I primi risultati, che dovranno essere confermati da studi successivi, sono stati incoraggianti poiché a distanza di un anno dal trapianto non si sono verificati eventi di rigetto né complicazioni cliniche non risolvibili.
La somministrazione di precursori piastrinici derivati da un processo di manipolazione cellulare risulta essere, pertanto, una pratica clinica realizzabile e sicura.
Questo studio rappresenta il primo trial clinico realizzato sull’uomo che prevede l’utilizzo di cellule di origine cordonale prodotte attraverso un processo di espansione cellulare ex-vivo per il trattamento della piastrinopenia associata al trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

Gli ormoni estrogeni in gravidanza

Gli estrogeni in gravidanza (Pic by Tommo4074)

Gli estrogeni sono i principali ormoni sessuali femminili, che regolano la funzione dell’apparato riproduttivo.
Sono presenti in entrambi i sessi: in piccole quantità nel maschio, in misura molto più importante nella femmina dove determinano la comparsa dei caratteri sessuali secondari, quali lo sviluppo del seno, l’allargamento del bacino, la modulazione della voce, la distribuzione di tessuto adiposo in particolari zone corporee.
Nella donna in età fertile l’estradiolo rappresenta il principale ormone estrogeno: viene prodotto in massima parte dall’ovaio sotto lo stimolo di specifici ormoni rilasciati dall’ ipofisi; l’estradiolo agisce sull’endometrio, cioè sulla mucosa che riveste la cavità interna dell’utero la quale, sfaldandosi nel corso di ogni ciclo mestruale, viene indotta a rigenerare sotto l’azione dell’estradiolo.
Nella donna in stato interessante la produzione degli ormoni estrogeni aumenta poiché queste sostanze inducono una serie di processi che favoriscono il corretto sviluppo del feto.
In gravidanza uno dei principali ormoni estrogeni è l’estriolo: la sua produzione nel corso del primo trimestre è legata all’attività della placenta, successivamente viene garantita dal feto o, meglio, dall’unità feto-placentare.
Il dosaggio dei livelli di estriolo (estriolo non coniugato o E3), rilevato nel sangue o nelle urine, viene utilizzato come indice di funzionalità fetoplacentare e di vitalità fetale; a riprova di ciò è dimostrato che le gravidanze che presentano bassi valori di estriolo sono associate a condizioni patologiche come gestosi, insufficienza renale materna o fetale, insufficienza placentare, anencefalie, ritardo nell’accrescimento fetale, morte intrauterina.
Gli ormoni estrogeni hanno il compito di consentire il normale svolgimento della gravidanza e la preparazione del seno all’allattamento. In particolare:

  • favoriscono l’aumento del flusso sanguigno verso la placenta, assicurando che il feto riceva il giusto apporto di nutrienti e di ossigeno.
  • sopprimono lo sviluppo di nuovi follicoli ovarici.
  • inducono la comparsa delle contrazioni uterine che preparano al parto.
  • stimolano lo sviluppo delle ghiandole mammarie e inducono l’ipofisi a rilasciare prolattina, l’ormone responsabile della produzione del latte materno.

Sono inoltre responsabili della ritenzione idrica che coinvolge la maggior parte delle donne in stato interessante.

Nuova sperimentazione a base di cellule staminali del cordone ombelicale per il trattamento della sordità postnatale

Trial clinico sulla sordità (pic by Patricil)

Le cellule staminali sono cellule immature, non specializzate, che possiedono la capacità di differenziare in cellule adulte appartenenti ad organi e tessuti differenti da quello di origine.
Questa caratteristica, definita plasticità, viene ampiamente sfruttata nel campo della medicina rigenerativa, quella branca della medicina che si propone di recuperare con le cellule staminali l’anatomia e la funzione di tessuti e organi danneggiati in modo irreversibile.
In questo contesto si inserisce una recente sperimentazione clinica di fase 1 basata sull’utilizzo di cellule staminali derivanti dal cordone ombelicale per il trattamento della sordità infantile acquisita in epoca postnatale.
Lo studio, approvato dalla Food and Drug Administration, prevede l’arruolamento di 10 bambini di età compresa tra 6 settimane e 18 mesi di cui è stato congelato, alla nascita, il sangue del cordone ombelicale.
Il gruppo di ricerca, coordinato dal Dott. Samer Fakhri, intende verificare se anche nell’uomo sono riproducibili i brillanti risultati recentemente ottenuti nel modello animale, in cui si è dimostrato che le cellule staminali di origine cordonale sono in grado di migrare nelle regioni danneggiate dell’orecchio interno e di dare origine alle cellule responsabili della funzione uditiva.
Il primo obiettivo sarà quello di valutare la sicurezza e l’efficacia legate al trapianto delle cellule staminali autologhe, il cui impiego potrebbe rappresentare una valida opzione terapeutica per una malattia attualmente trattata solo con interventi chirurgici o con l’ausilio di supporti acustici.
Il protocollo clinico che sarà applicato presso il Children’s Memorial Hermann Hospital di Houston non è invasivo, poiché prevede la somministrazione per via endovenosa delle cellule staminali opportunamente scongelate.
Per i giovani pazienti arruolati la scelta di crioconservare alla nascita il sangue del cordone ombelicale è stata decisiva, poiché ha permesso di intraprendere nuove strade terapeutiche fino ad oggi non percorribili.