La gonadotropina corionica umana

Gonadotropina corionica umana (Pic by Barsen)

E’ definito l’ormone della gravidanza, poiché la sua produzione avviene esclusivamente nella donna in stato interessante, in particolare nel corso del primo trimestre.
Viene rilasciata dal trofoblasto, un tessuto primordiale che si genera subito dopo la fecondazione e che darà origine alla placenta.
La sua funzione è quella di stimolare il corpo luteo, una ghiandola che si forma nel corso di ogni ciclo mestruale e che, in assenza di fecondazione, è destinata a degenerare per poi riformarsi nel mese successivo.
Nella donna in stato interessante è importante che il corpo luteo, sotto lo stimolo della gonadotropina, continui a mantenersi vitale per produrre ormoni specifici (progesterone ed estrogeni) che sono fondamentali per favorire l’impianto in utero dell’ovulo fecondato e il corretto proseguimento della gravidanza.
Al termine del primo trimestre la produzione di questi ormoni viene garantita dalla placenta, ormai giunta a completo sviluppo, e i livelli di gonadotropina corionica si abbassano notevolmente fino a stabilizzarsi intorno alla 16° settimana; inizia così la degenerazione del corpo luteo, la cui funzione non è più necessaria.
Date le sue caratteristiche la presenza di gonadotropina, nelle urine o nel sangue, viene utilizzata come indicatore di gravidanza: il suo dosaggio, effettuato nelle prime settimane di gestazione, fornisce una informazione attendibile sullo stato interessante della futura mamma.
In genere la ricerca della gonadotropina corionica umana come indicatore di gravidanza viene effettuata in primo luogo sulle urine, attraverso l’esecuzione del test di gravidanza a stick che la futura mamma esegue in seguito al mancato arrivo delle mestruazioni.
L’informazione viene successivamente confermata dall’esame del sangue che viene prescritto alla mamma a inizio gravidanza, in genere entro la 13° settimana, e che è finalizzato ad accertare il suo stato di salute.

Morbo di Parkinson: nuovo trial clinico a base di cellule staminali

Trial clinico Parkinson (pic by Elvert Barnes)

E’ in corso la prima sperimentazione clinica basata sulla somministrazione di cellule staminali mesenchimali autologhe per la cura della Paralisi Sopranucleare Progressiva (PSP), una forma di parkinsonismo particolarmente aggressiva che non presenta, ad oggi, alcuna possibilità di cura.
Le cellule mesenchimali sono cellule staminali multipotenti localizzate sia nel midollo osseo che nel tessuto cordonale le quali sono in grado di differenziarsi in cellule mature dando origine a tessuto nervoso, osseo, muscolare, a grasso e cartilagine.
I ricercatori ritengono che il principale contributo che queste cellule possono offrire nel contesto della sperimentazione clinica risieda nella loro capacità di produrre fattori di crescita specifici che inducono la rigenerazione dei tessuti lesi.
Lo studio è stato approvato dall’Istituto Superiore di Sanità e si propone, come primo obiettivo, di valutare la sicurezza e l’efficacia legata alla somministrazione delle cellule mesenchimali autologhe prelevate dal midollo osseo degli stessi pazienti e introdotte attraverso l’arteria femorale nelle regioni nervose interessate dalle lesioni.
Molte sono le aspettative riposte in questa prima sperimentazione, che si basa sulla collaborazione sinergica di tre realtà molto attive nel territorio milanese: il centro Parkinson ICP, che si occupa del reclutamento dei pazienti, la Fondazione IRCSS Cà Granda dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano in cui avviene la manipolazione e successiva infusione delle cellule mesenchimali e il Reparto di Bioingegneria del Politecnico di Milano in cui verranno eseguite le valutazioni delle capacità motorie dei pazienti.
Questo primo studio pilota, a cui seguirà una seconda fase sperimentale, pone l’accento sul valore delle cellule staminali, che sono utilizzate in misura sempre maggiore per il trattamento di numerose patologie umane; in particolare l’impiego delle cellule staminali autologhe associa all’enorme potenziale differenziativo ampiamento documentato in letteratura il vantaggio di provenire dallo stesso paziente, e di evitare quindi complicazioni legate alla compatibilità tissutale.

Il morbo di Parkinson

Il morbo di Parkinson è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale, irreversibile e progressiva, che compromette in misura crescente il movimento.
Le cause della malattia non sono ancora state ancora chiarite, si ritiene comunque che esistano molteplici fattori scatenanti, sia di natura genetica che ambientale (esposizione a sostanze tossiche come pesticidi o metalli pesanti).
Questa patologia è determinata dalla morte delle cellule responsabili della produzione di dopamina, una sostanza (neurotrasmettitore) prodotta a livello cerebrale che svolge un ruolo fondamentale nel controllo del movimento.
Ne risulta una importante compromissione dei movimenti corporei, attraverso una serie di sintomi che interessano in maniera differente i due lati del corpo:

  •  tremore a riposo a livello di mani, arti, mascella e testa (sintomo più evidente)
  •  rigidità degli arti e del tronco
  •  lentezza nei movimenti (bradicinesia)
  •  perdita di equilibrio
  •  posizione del corpo ricurva

Il morbo di Parkinson colpisce maggiormente il sesso maschile, compare in genere in età avanzata (i primi sintomi si manifestano in media intorno ai 60 anni) e non presenta, ad oggi, alcuna possibilità di cura.
I pazienti affetti da questa patologia vengono trattati con farmaci specifici finalizzati a ristabilire i livelli cerebrali di dopamina e a ridurre pertanto l’avanzare della malattia.

Gli ormoni della gravidanza

ormoni in gravidanza (pic by Jurischk)

Ogni donna sa, anche se in misura differente, quale sia l’effetto che gli ormoni sessuali esercitano sul proprio organismo, non solo per il regolare funzionamento dell’apparato riproduttivo, ma anche in relazione al proprio senso di benessere e al proprio umore.
In gravidanza il ruolo degli ormoni è centrale, poiché queste sostanze sono responsabili degli importanti cambiamenti che avvengono nel corpo femminile già dai primissimi giorni di gestazione e che permettono all’embrione di attecchire e di svilupparsi.
Con questo post vogliamo intraprendere un breve viaggio finalizzato a conoscere il ruolo degli ormoni legati al periodo della dolce attesa, per capire quanto sia importante la loro funzione non solo nel corso dei mesi di gestazione, ma anche dopo il parto, per favorire l’allattamento del neonato.
Procedendo in ordine cronologico, dal concepimento al parto e oltre, sono cinque i principali ormoni della gravidanza, ognuno dei quali è associato ad una specifica funzione:
- gonadotropina corionica umana: è un prodotto dell’embrione che si forma esclusivamente in gravidanza. E’ fondamentale nelle prime settimane di gestazione per indurre la produzione di progesterone e per favorire l’attecchimento dell’ovulo fecondato.
- estrogeni: sono i principali ormoni sessuali femminili, che regolano la funzione dell’ apparato riproduttivo.
Sono associati alla comparsa dei caratteri sessuali secondari (sviluppo del seno, allargamento del bacino).
La loro produzione aumenta notevolmente durante la gravidanza, in particolare nel corso del primo trimestre, poiché queste sostanze inducono una serie di processi che favoriscono l’attecchimento e lo sviluppo dell’embrione.
- progesterone: crea le condizioni ottimali per la gravidanza, in particolare mantiene rilassata la muscolatura uterina, evitando il rischio che questo organo si contragga prima del tempo.
- ossitocina: stimola la contrazione dell’utero per indurre il parto. Agisce anche sulla mammella, favorendo l’escrezione del latte.
- prolattina: è l’ormone che stimola la produzione del latte.