Conservazione del cordone ombelicale

Conservazione del cordone ombelicale (pic by tracitodd)

Con la definizione conservazione del cordone ombelicale si intende la conservazione delle popolazioni cellulari presenti nel sangue contenuto nel funicolo ombelicale, in particolare globuli bianchi e cellule staminali che sono entrambi responsabili dell’attecchimento cellulare nei soggetti  sottoposti a trapianto.
Negli ultimi anni il cordone ombelicale si è rivelato una valida alternativa al midollo osseo o al sangue periferico mobilizzato, che rappresentano le fonti cellulari tradizionalmente utilizzate per eseguire i trapianti di cellule staminali.
L’EBMT (European Group for Blood and Marrow Transplantation), organismo internazionale che monitora l’attività trapiantologica in tutti i paesi europei, elabora periodicamente un report da cui emerge che l’utilizzo del sangue del cordone ombelicale sia in costante aumento, sia per i trapianti autologhi che per quelli allogenici.
Parallelamente a questo aspetto è in aumento l’interesse a conservare privatamente il cordone ombelicale, nell’ottica di preservare un patrimonio le cui potenzialità probabilmente non sono ancora completamente conosciute.
Sulla penisola italiana è possibile conservare il cordone ombelicale presso laboratori di eccellenza situati a San Marino.
Bioscience Institute è una Cell Factory che vanta una provata esperienza nel campo della crioconservazione biologica.
Gli elevati standard qualitativi, in associazione a rigorose procedure di manipolazione del campione e ad una posizione geografica strategica, permettono di offrire un servizio che garantisce la qualità del prodotto congelato e che garantisce l’utilizzabilità delle cellule staminali in caso di trapianto.
Decidere di conservare il cordone ombelicale a San Marino significa fare una scelta consapevole per la propria famiglia pur restando nei confini nazionali:  questo comporta un risparmio di tempi e la sicurezza legata ad un servizio affidabile e sicuro.

L’alimentazione in gravidanza

Come introdurre tutti i principi nutritivi necessari in gravidanza (pic by elana’s pantry)

In gravidanza un’alimentazione sana ed equilibrata rappresenta un presupposto fondamentale affinché la mamma in attesa si mantenga in buona salute e favorisca il corretto proseguimento della gestazione.

L’attenzione ad un corretto stile alimentare infatti aiuta a prevenire l’insorgenza di complicazioni e assicura il giusto apporto di nutrienti fondamentali per lo sviluppo del bambino.

Sono lontani i tempi in cui si riteneva  necessario raddoppiare l’apporto calorico giornaliero per nutrire anche il feto: oggi questo comportamento viene fortemente sconsigliato non solo perché non necessario, ma anche perché determina un eccessivo aumento di peso  che causa affaticamento e  predispone la mamma a condizioni patologiche importanti come il diabete gestazionale o la gestosi.

La dieta della mamma in attesa dovrebbe essere varia ed equilibrata per assicurare l’introduzione di tutte le sostanze che sono fondamentali  per uno sviluppo sano e armonico del feto e anche per permettere al bambino di conoscere già nella fase prenatale la varierà di sapori a nostra disposizione.

La scelta degli alimenti va fatta con cura, mostrando attenzione a non escludere dalla dieta alcune sostanze che sono importanti per il corretto proseguimento della gravidanza, e che devono essere introdotte nelle giuste quantità:

  • Acido folico: interviene nella formazione dei globuli rossi, la sua assunzione aiuta a prevenire malformazioni a carico della colonna vertebrale (spina bifida). È presente nelle  verdure a foglia verde, nel lievito, nei cereali integrali. La dieta non è in grado di fornire, da sola, la quantità di acido folico necessaria, per cui è importante l’utilizzo di integratori che il medico curante prescrive alla mamma nel corso del primo trimestre.
  • Calcio: è il costituente principale delle ossa, contribuisce inoltre alla regolazione della pressione arteriosa e interviene in numerosi processi fisiologici. E’ contenuto in latte e derivati, verdure verdi, legumi.
  • Ferro:  costituisce l’emoglobina e la mioglobina, le proteine contenute nei globuli rossi che trasportano l’ossigeno a livello tissutale. Interviene anche in numerosi processi fisiologici. E’ contenuto principalmente nelle carni, in particolare in quelle rosse, nelle uova, nei legumi, nei cereali integrali e nelle verdure a foglia verde. La forma maggiormente disponibile è quella presente nella carne. Il suo valore tende fisiologicamente a diminuire nel corso della gravidanza, al punto che diventa spesso necessario assumerlo attraverso specifici integratori.
  • Fibre:  sono utili per la corretta mobilità intestinale, ciononostante vanno introdotte con moderazione poiché rallentano l’assunzione di vitamine e di sali minerali. Sono contenute nei cereali integrali, nella frutta e nella verdura.
  • Vitamina B12: interviene nella formazione dei globuli rossi. E’ contenuta in uova, fegato, carni, formaggi.
  • Vitamina A:  favorisce lo sviluppo dello scheletro fetale. E’ contenuto in  verdura e frutta di colore giallo-arancio e verde scuro, latte, burro, fegato, uova.
  • Vitamina D: necessaria per la formazione delle ossa e per l’assorbimento del calcio. Si trova in uova, latte e derivati, sardine, olio di fegato di merluzzo, tonno, salmone.
  • Vitamina C: aumenta l’assorbimento del ferro. Si trova in pomodori, peperoni, insalate verdi, frutta (agrumi, fragole, kiwi, ribes ).

 

Conservare il cordone ombelicale a San Marino

La conservazione del cordone ombelicale sulla penisola italiana (pic by vividexpressionsphotography)

In Italia la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale è regolamentata dal Decreto Ministeriale 18 novembre 2009 il quale, acquisendo le precedenti disposizioni elaborate in materia, definisce le diverse modalità di conservazione possibili.
Il Decreto prevede che sul territorio italiano possano esercitare soltanto strutture pubbliche, presso le quali le cellule staminali del cordone ombelicale vengono conservate con due differenti finalità: la donazione (o conservazione ad uso allogenico) e la conservazione autologa per uso dedicato.
Nel caso della donazione, attraverso un atto gratuito chiunque può mettere a disposizione della collettività il campione di sangue che viene raccolto dopo la nascita del proprio bambino e che entrerà a far parte di un registro internazionale a cui qualunque centro trapianti può attingere.
La conservazione ad uso dedicato, invece, è una forma di conservazione in cui le cellule staminali del cordone ombelicale vengono congelate presso una struttura pubblica e rimangono ad uso esclusivo del nascituro o di un suo familiare qualora esistano particolari condizioni patologiche che riguardano il bambino o un suo familiare; in particolare:

  • deve essere stata documentata una patologia in atto la momento della nascita o in epoca prenatale
  • la famiglia presenta il rischio di avere figli affetti da malattie genetiche o altre patologie per le quali è documentata la possibilità di utilizzare le cellule staminali del cordone ombelicale a scopo terapeutico .

E’ vietata la conservazione autologa ad uso personale, che può essere eseguita esportando a proprie spese il campione presso banche private operanti all’estero.
Di fronte all’ampia scelta che si offre in ambito privato, la localizzazione geografica della banca è un elemento che può fare la differenza: Bioscience Institute, con sede a San Marino, al centro della penisola italiana, offre i vantaggi legati alla sua posizione strategica.
Conservare il cordone ombelicale a San Marino significa fare una scelta di qualità che rispetta le tempistiche richieste per preservare questa importante patrimonio.

 

 

La conservazione del sangue del cordone ombelicale: una scelta consapevole

La conservazione delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale (pic by Ginny Washburne)

La conservazione del sangue del cordone ombelicale

Il sangue del cordone ombelicale è una fonte preziosa di cellule staminali, le cui caratteristiche biologiche le rendono i candidati ideali per la cura di molte malattie del sangue e non solo.
Il parto rappresenta un’occasione unica in cui è possibile conservarle, creando un patrimonio che presenta potenzialità terapeutiche in continua evoluzione.
Accanto ad un utilizzo “tradizionale”, finalizzato cioè alla cura delle malattie ematologiche, le cellule staminali del cordone ombelicale trovano applicazione in nuovi ambiti della medicina, per i quali fino a pochi anni fa la terapia prevista era soltanto di tipo farmacologico o chirurgico.
Sono attualmente in corso diversi protocolli sperimentali che valutano l’efficacia legata all’utilizzo del sangue cordonale per il trattamento di patologie di varia natura, come alcune malattie neurologiche, cardiache, metaboliche.
Probabilmente al giorno d’oggi le potenzialità terapeutiche che la conservazione delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicaleoffre non è ancora completamente conosciuta: conservare oggi il sangue cordonale significa fare una scelta preventiva che può fare la differenza in un futuro più o meno lontano.

Una storia di guarigione grazie alla conservazione autologa del cordone ombelicale

Un esempio emblematico è quello di una bambina tedesca affetta da una grave forma di leucemia linfoblastica acuta che è stata curata con le cellule staminali del suo cordone conservato alla nascita presso una banca privata.
La scelta del trapianto di cellule staminali ha salvato la piccola, per la quale i precedenti cicli di chemioterapia non erano state risolutivi e avevano portato a successive ricadute.
Nell’anno 2010, a distanza di 75 mesi dal trapianto, i medici che hanno preso in cura la piccola hanno dichiarato la sua completa guarigione.
La bambina rappresenta il primo caso in Europa di guarigione totale ottenuta dopo un trapianto autologo effettuato con cellule staminali del cordone ombelicale conservate alla nascita.
Questa storia sottolinea il valore della conservazione autologa del cordone ombelicale, che rappresenta una scelta responsabile che tutela il futuro dei nostri bambini.

Premio Nobel per la medicina ai ricercatori John Gurdon e Shinya Yamanaka: vincono le cellule staminali riprogrammate

Il Premio Nobel 2012 per la Medicina va a Shinya Yamanaka e John Gurdon (pic credit Guardian.co.uk)

Il Premio Nobel 2012 per la medicina è stato assegnato ieri al ricercatore britannico John Gurdon e al collega giapponese Shinya Yamanaka, che hanno condotto importanti studi in merito alla riprogrammazione delle cellule adulte in cellule staminali pluripotenti, aprendo nuovi orizzonti nel campo della medicina rigenerativa.
Partendo da un’intuizione che si poneva in contrasto con quanto fino a pochi anni fa era ritenuto un dogma, i due scienziati hanno dimostrato che il processo che porta una cellula staminale a differenziarsi in una cellula adulta non è irreversibile, ma può essere invertito attraverso un’ operazione definita “riprogrammazione cellulare”.
Esiste, dunque, la possibilità di cambiare il destino di una cellula adulta attraverso una manipolazione genetica che la riporta ad uno stadio più primitivo: si forma, in tal modo, una cellula staminale riprogrammata definita iPS (Induced pluripotent stem cell), che può in seguito differenziarsi in una cellula adulta appartenente a tessuti differenti da quello di origine.
A questi risultati è approdato nell’anno 2006 il Dott. Yamanaka, che ha capito quali fossero i meccanismi che permettono di trasformare una cellula adulta in cellula staminale: raccogliendo l’eredità del collega britannico Gurdon, che nel lontano 1962 eseguì su una rana i primi esperimenti di clonazione cellulare, il Dott. Yamanaka ha modificato geneticamente cellule adulte di topo attraverso l’introduzione di quattro geni specifici nel loro DNA.
Questa operazione ha determinato la riprogrammazione delle cellule trattate che sono state riportate ad uno stadio indifferenziato.
Notevoli sono i risvolti che questi studi portano con sé, sia da un punto di vista scientifico che etico.
Il contributo dei due ricercatori ha dato un forte impulso alla medicina rigenerativa, quella branca della medicina che si propone di “rigenerare biologicamente” un tessuto compromesso da una malattia, piuttosto che dall’invecchiamento o da difetti congeniti attraverso l’utilizzo di cellule, opportunamente selezionate e manipolate.
L’obiettivo dei ricercatori è quello di trasformare le cellule di un soggetto malato in cellule staminali, che verranno successivamente differenziate nel tipo di tessuto danneggiato e permetteranno di curare patologie di grosso impatto come il diabete, le lesioni spinali, varie malattie di natura neurodegenerativa.
E’ da sottolineare, infine, il risvolto che questi esperimenti presentano dal punto di vista etico, poiché la riprogrammazione cellulare permette di superare le polemiche associate all’utilizzo delle cellule staminali embrionali.

Terzo e ultimo trimestre di gravidanza: gli esami gratuiti

L’ultimo trimestre di gravidanza: il parto si avvicina (pic by khaled el hage)

Qui vi abbiamo raccontato di come nel primo trimestre di gravidanza il corpo della donna si modifica e con lei il feto che inizia a bere il liquido amniotico e che, alla fine del terzo mese, è già in grado di avvertire le prime sensazioni che provengono dal corpo della mamma. In questo secondo post abbiamo approfondito il secondo trimestre della gravidanza. Concludiamo ora questa carrellata attraverso i nove mesi di gestazione.

Terzo trimestre di gravidanza: il parto si avvicina

L’ingresso nella 28° settimana segna l’inizio dell’ultimo trimestre di gravidanza.
E’ un periodo impegnativo per la futura mamma che vive sentimenti contrastanti: il momento del parto si avvicina generando un inevitabile senso di paura; nello stesso tempo aumenta il desiderio di conoscere  il proprio bambino e di uscire da una condizione fisica che, nelle ultime settimane di gestazione, crea qualche difficoltà determinando un generale senso di affaticamento.

Le trasformazioni più importanti del corpo della donna in vista del momento del parto

Nel corso del terzo trimestre di gravidanza il corpo femminile vive le trasformazioni più importanti che lo prepareranno al parto:

  • la pancia continua a crescere e nelle ultime settimane si abbassa in corrispondenza della discesa del feto nella parte inferiore dell’utero
  • Il seno si ingrossa
  • le gambe si gonfiano
  • l’utero  aumenta costantemente le proprie dimensioni alzando il diaframma e rendendo la respirazione della mamma più difficoltosa;
  • possono comparire rossori cutanei  a causa dell’aumentata circolazione sanguigna o anche prurito nella zona pelvica in seguito ai movimenti del bambino che si avvertono in modo sempre più evidente

Nonostante questi inconvenienti, che si possono manifestare in modo differente,  la mamma vive momenti di grande emozione, poiché intensifica di giorno in giorno il rapporto con il suo bambino, sia da un punto di vista emotivo che fisico.

Il feto nell’ultimo trimestre di gravidanza

All’ingresso nel terzo trimestre lo sviluppo degli organi interni del feto è completato;  da questo momento il bambino si accresce sviluppandosi soprattutto dal punto di vista delle dimensioni fisiche;  si completa, invece, lo sviluppo degli organi sensoriali.
Al termine di questo meraviglioso viaggio il bambino misura in media 48 cm e pesa in media  3.3 chilogrammi. Il suo aspetto è più o meno rotondo grazie ai depositi adiposi che ha accumulato a livello sottocutaneo, ha perso quasi completamente la lanugine che ricopriva il suo corpo, spesso presenta un ingrossamento degli organi genitali esterni o del seno  a causa degli ormoni materni in circolo.
I suoi movimenti nella pancia sono, ovviamente, più limitati; nell’ultimo periodo il bimbo inizia la sua discesa nel canale del parto fino a posizionarsi nella cervice uterina presentandosi in posizione cefalica, cioè capovolta, finalizzata all’espulsione finale. In questa fase è possibile avvertire le prime contrazioni, sporadiche e irregolari, che precedono l’ingresso nella cosiddetta fase prodromica.

Gli esami e la diagnosi prenatale nel terzo e ultimo trimestre di gravidanza

La mamma continua a eseguire i controlli di routine previsti, nell’ambito dei quali quelli soggetti a esenzione sono i seguenti:

28°-32° settimana:
Emocromo: Hb, GR,GB,HCT,PLT,IND.DERIV.,F.L.
Ferritina in caso di riduzione del volume globulare medio
Urine: esame chimico-fisico e microscopico
Ecografia Ostetrica

33°-37° settimana:
Virus Epatite B (HBV): ANTIGENE HBsAg
Virus Epatite C (HCV): RICERCA DEGLI ANTICORPI
Emocromo: Hb, GR,GB,HCT,PLT,IND.DERIV.,F.L.
Urine: esame chimico-fisico e microscopico
Virus immunodeficienza acquisita (HIV1-2) : ricerca degli anticorpi ( in caso di rischio anamnestico).

38°-40° settimana:
Urine: esame chimico-fisico e microscopico

Dalla 41° settimana:
Ecografia Ostetrica su specifica richiesta dello specialista

Fertilità della coppia: il ruolo del fattore di crescita NGF

Lo sperma maschile contiene una sostanza che agisce direttamente sul cervello femminile (pic by Scrap Pile)

Il fattore che induce l’ovulazione nei mammiferi

Gregg Adams, veterinario specializzato nella medicina riproduttiva e professore presso l’Università canadese del Saskatchewan, ha recentemente scoperto che il fattore di crescita NGF (nerve growth factor), individuato oltre 50 anni fa da Rita Levi Montalcini, stimola l’ovulazione agendo sul cervello dei mammiferi di sesso femminile. Andando alla ricerca della sostanza che induce l’ovulazione negli animali con ovulazione indotta¹ (OIF), il gruppo di ricerca coordinato dal Professor Adams ha scoperto che questa proteina possiede la stessa struttura molecolare del fattore di crescita NGF, da anni noto per la sua azione legata allo sviluppo del sistema nervoso dei vertebrati.

Il fattore di crescita NGF presente nello sperma

Il team canadese ha verificato quindi la presenza del fattore di crescita (NGF) nello sperma di numerose specie animali. Questa sostanza stimolerebbe specifiche regioni dell’ipotalamo femminile e sarebbe in grado di attivare un meccanismo a cascata in grado di indurre lo sviluppo del corpo luteo e la produzione di ormoni fondamentali per il sostentamento della gravidanza.

Lo sperma maschile contiene una sostanza che agisce direttamente sul cervello femminile

“L’idea che nello sperma maschile sia presente una sostanza che agisce direttamente sul cervello femminile è del tutto nuova”, afferma il Prof. Adams, che dopo avere verificato il ruolo del fattore di crescita (NGF) nei processi riproduttivi di molti animali ha affermato di volere eseguire le stesse indagini anche nell’uomo.
Studi precedenti hanno evidenziato che l’NGF è presente anche nel liquido seminale umano e i suoi recettori sono localizzati nelle ovaie; partendo da questa osservazione il gruppo di ricerca si pone l’obiettivo di comprenderne l’efficacia e il suo eventuale coinvolgimento nei processi riproduttivi.
Se i risultati dei prossimi studi confermeranno le attese, si apriranno nuovi orizzonti per il trattamento dei disturbi legati all’infertilità di coppia.

¹ OIF: ovulation inducing factor