Come faccio a conservare le cellule staminali del sangue del cordone ombelicale?

Come si conservano le cellule staminali del cordone ombelicale?

Per procedere con la conservazione autologa (ovvero per il proprio esclusivo utilizzo futuro) i genitori devono prendere contatto con la Direzione Sanitaria della struttura presso cui avverrà il parto.

Gli esami necessari e la certificazione

La Direzione sanitaria rilascia l’autorizzazione a eseguire la raccolta del sangue cordonale e a esportarlo presso la Banca (conservazione autologa) dopo aver verificato due tipi di documentazioni:

  1. Gli esami infettivologici che la futura mamma deve fare negli ultimi 30 giorni di gestazione relativi a:
  • epatite B
  • epatite C
  • HIV
  • sifilide
  • HTLV o virus linfotropo dei linfociti T

2.  La certificazione di conformità del kit fornito dalla Banca e presente all’interno dello stesso (questa  documentazione attesta che il materiale fornito dalla Banca rispetta la normativa vigente in materia).

Il contatto con la Banca

Nelle settimane precedenti al parto i genitori prendono contatto con la Banca per avviare le pratiche amministrative (ordine del kit) e per ricevere tutte le informazioni relative alle tempistiche e all’organizzazione del ritiro del campione di sangue cordonale.


Conservazione e donazione delle cellule staminali in Italia

La Legge italiana su donazione e conservazione delle cellule staminali

 Perché in Italia posso donare ma non conservare le cellule staminali?

In Italia la conservazione delle cellule staminali da sangue del cordone ombelicale è regolamentata dal Decreto Ministeriale 18 novembre 2009 il quale acquisisce e attua la precedente legge 219/2005.

Queste normative consentono di eseguire due diverse tipologie di conservazione del sangue cordonale:

  1. Donazione al Servizio Sanitario Nazionale Italiano (conservazione per uso allogenico a fini solidaristici)
  2. Conservazione autologa ad uso dedicato (ovvero conservazione a uso familiare legata a condizioni cliniche particolari del nascituro o dei familiari)
  • Donazione: i futuri genitori mettono a disposizione della comunità l’unità di sangue cordonale che verrà prelevata: il campione entra a far parte di un registro europeo che rende visibili in tutto il mondo i dati relativi a ogni unità donata; ciascun centro trapianto può attingere a tali informazioni.
  • Conservazione autologa ad uso dedicato: è possibile conservare il sangue cordonale presso una struttura pubblica presente sul territorio nazionale mantenendo il diritto esclusivo a utilizzarlo solo se il nascituro o un suo familiare presenti una patologia per la quale è possibile utilizzare le cellule staminali ad uso terapeutico, oppure deve esistere un elevato rischio di avere figli affetti da patologie curabili con tali cellule.

Non è invece possibile la conservazione ad uso personale presso le strutture pubbliche: è permessa la possibilità di esportare a proprie spese il campione di sangue presso banche operanti all’estero come Bioscience.


Qual è l’utilizzo delle cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale?

Le cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale (che sono quindi cellule staminali adulte)

Qual è l'utilizzo delle cellule staminali: applicazioni possibili oggi ma in futuro chissà...

possono essere utilizzate per la cura di numerose patologie del sangue, come varie forme di:

  • leucemie
  • linfomi
  • mielomi

o del sistema immunitario, ad esempio forme di:

  • immunodeficienze combinate gravi (SCID)
  • malattia granulomatosa cronica

o del metabolismo:

  • Sindrome di Hurler
  • malattia di Krabbe

La Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana riporta nel numero 303 del 31 dicembre 2009 una lista dettagliata di malattie (più di 70) per le quali è consolidato l’utilizzo delle cellule staminali estratte da: sangue midollare (ovvero derivante dal midollo osseo) sangue periferico (che si ottiene da un normale prelievo venoso), cordone ombelicale (ottenuto attraverso prelievo dalla vena ombelicale) a fini terapeutici.

Parallelamente a questi aspetti esistono numerosi studi sperimentali condotti da gruppi di ricerca internazionali che stanno valutando l’applicazione delle cellule staminali per la cura di malattie quali:

  • diabete di tipo 1 (detto anche diabete giovanile)
  • infarto del miocardio
  • patologie del sistema nervoso (malattia di Parkinson, malattia di Alzheimer, paralisi cerebrale..)

In questo senso numerosi sono i protocolli clinici in corso che prevedono di utilizzare il sangue del cordone ombelicale come preziosa fonte di cellule staminali.


Che differenza c’è tra cellule staminali embrionali e cellule staminali adulte?

Spieghiamo la differenza fra cellule staminali embrionali e cellule staminali adulte

Esistono due categorie fondamentali di cellule staminali: quelle embrionali e quelle adulte.

1. Le cellule staminali embrionali sono definite totipotenti (letteralmente: che tutto possono) cioè in grado di differenziarsi in tutti i tipi cellulari e di dare origine a qualunque tessuto e organo maturo. Si tratta di cellule che derivano dall’embrione nelle primissime fasi del suo sviluppo (dal concepimento al 4° giorno di gestazione); il loro utilizzo porta con sé numerose problematiche di natura etica, poiché alimenta le polemiche dei vari movimenti che sostengono l’importanza di difendere la dignità dell’uomo, anche in uno stadio di vita così primordiale.

2. Le cellule staminali adulte, tra cui quelle provenienti dal cordone ombelicale, si trovano in tutti i tessuti umani e ne garantiscono il normale processo di ricambio. Sono cellule definite multipotenti (letteralmente: che possono molto) cioè in grado di dare origine a tipologie di cellule distinte dal tessuto di appartenenza, ma con un potenziale più ristretto rispetto a quello delle cellule staminali embrionali. L’impiego di questo tipo di cellule non presenta risvolti di natura etica e il loro utilizzo è attualmente sfruttato per la cura di molte patologie oltre ad essere oggetto di numerosi studi di carattere sperimentale.


Che cosa sono le cellule staminali?

La lavorazione delle cellule staminali in laboratorio

Le cellule staminali sono cellule immature non specializzate, che non hanno cioè ancora acquisito le caratteristiche morfologiche e le funzioni delle cellule mature.

Le cellule staminali si trovano alla base di una struttura gerarchica, presente in tutti i tessuti, che ne  permette il  normale rinnovo (definito turn-over) e il processo di riparazione necessario in caso di lesioni o ferite.

Queste cellule preziose possiedono due caratteristiche fondamentali:

  • sono in grado di riprodursi molto rapidamente generando in continuo nuove cellule; le cellule figlie neoformate si sostituiscono a quelle da cui hanno preso origine e mantengono così inalterata nel tempo questa importante fonte cellulare (capacità definita di automantenimento)
  • hanno la capacità di differenziarsi, ovvero permettono di dare origine a cellule progressivamente più mature fino alla formazione di nuovo tessuto ( ad es. le cellule staminali provenienti dal sangue midollare vanno incontro a una serie di trasformazioni che portano alla generazione di tutti gli elementi maturi del sangue: globuli rossi, globuli bianchi, piastrine).

 

Perché il cordone ombelicale è così importante?

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che il sangue del cordone ombelicale contiene una fonte preziosa di cellule staminali, le cui caratteristiche biologiche le rendono i candidati ideali per la cura di molte malattie del sangue e non solo.
Il cordone ombelicale contiene nfatti cellule ancor più immature rispetto a quelle normalmente presenti nei tessuti adulti (rispetto, ad esempio, alle cellule staminali del midollo osseo o del sangue periferico) e che per questo presentano maggiori potenzialità di utilizzo.
Il livello di compatibilità con i tessuti del nascituro è totale (a meno che non ci sia una lieve contaminazione con il sangue materno): questa caratteristica riduce drasticamente il rischio che si possano verificare casi di rigetto (definiti in linguaggio medico GvHD o graft versus host disease) e favorisce pertanto la buona riuscita del trapianto.

A cosa serve conservare il cordone ombelicale?

Ad oggi circa il 95% dei cordoni ombelicali viene eliminato dopo il parto, al pari di qualunque altro materiale di scarto.
Si tratta di un gesto che porta con sè conseguenze importanti, poichè il cordone ombelicale possiede cellule staminali preziose il cui valore è da anni riconosciuto nel mondo scientifico.
Esiste una percentuale di pazienti affetti da malattie ematologiche quali leucemie e linfomi che sono in attesa di trapianto i quali non riescono a trovare un donatore di midollo compatibile né in ambito familiare né all’interno dei registri internazionali dei donatori.
Per questi casi il cordone ombelicale rappresenta una fonte preziosa di cellule staminali, tanto più se si considera che il prelievo di questo materiale risulta essere:

  • indolore
  • sicuro per la mamma e per il bambino
  • facilmente realizzabile
  • non invasivo poiché non richiede che il donatore sia sottoposto ad anestesia

Cosa contiene il cordone ombelicale?

Il cordone ombelicale è un funicolo che collega il feto in formazione alla placenta.
E’ costituito da materiale gelatinoso (definito gelatina di Wharton), formato da tessuto connettivo che ha la funzione di proteggere i vasi in esso presenti.
Al suo interno infatti sono immersi una vena ombelicale e due arterie ombelicali: la prima contiene sangue ossigenato che trasporta dalla placenta le sostanze nutritive fondamentali per lo sviluppo del feto, le arterie ombelicali invece trasportano verso la placenta tutto il materiale di scarto prodotto dal feto.
Nel tessuto cordonale è inoltre presente una ulteriore tipologia di cellule staminali, definite cellule mesenchimali, che sono oggetto di grande interesse presso la comunità scientifica internazionale.
Si tratta di cellule di natura non ematopoietica in grado di differenziarsi in senso:

  • cardiomiocitario (generando cioè cellule cardiache)
  • condrocitario (possono dare origine a cartilagine)
  • osteocitario (possono produrre tessuto osseo)

Posso conservare tutto il cordone ombelicale di mio figlio o solo una parte?

La raccolta del sangue cordonale viene eseguita dal personale della sala parto, più frequentemente dall’ostetrica che accompagna la futura mamma nelle ultime fasi del travaglio.
Si tratta di una procedura molto semplice che comporta l’inserimento dell’ago collegato alla sacca di raccolta  all’interno della vena ombelicale e il recupero di tutto il sangue contenuto al suo interno.
A volte si procede con la “spremitura” del cordone, una pratica che permette di recuperare quanto più materiale possibile.
La parte solida del cordone viene a questo punto eliminata, la sacca così ottenuta verrà invece  congelata dopo opportuna lavorazione da parte del personale del laboratorio.

Quando scelgo di conservare il sangue del cordone cosa effettivamente conserverò?

La conservazione del sangue del cordone ombelicale consiste nella raccolta e nel successivo congelamento del sangue normalmente presente all’interno della vena ombelicale, che in oltre il 90% dei casi viene eliminato dopo il parto insieme al cordone e alla placenta.
Il materiale viene prelevato subito dopo la nascita del bambino dal personale della sala parto all’interno di una sacca di raccolta fornita dalla banca.
Attraverso un’operazione definita “riduzione di volume”, che richiede l’utilizzo di una strumentazione dedicata, i biologi ottengono una piccola sacca di sangue contenente un concentrato cellulare, in gergo buffycoat, nel quale viene recuperata la porzione di cellule staminali presente nel campione.
Questa piccola sacca viene congelata e successivamente mantenuta in vapori di azoto per un periodo di tempo di 20 anni.