Lo screening neonatale

Screening neonatale

Lo screening neonatale (pic by Meshell.1982)

In aggiunta alla conservazione del sangue del cordone ombelicale, la coppia di futuri genitori può usufruire di un ulteriore servizio, lo screening neonatale allargato.
Si tratta di un esame diagnostico che viene eseguito sui nuovi nati nei primi giorni di vita allo scopo di identificare precocemente la presenza di malattie genetiche rare, prevalentemente di natura metabolica.
Queste patologie, che presentano un livello di gravità variabile, hanno in media un’incidenza pari a circa un bimbo malato ogni 500 nuovi nati e solo nel 25% dei casi vengono riconosciute in tempo; nella restante percentuale la sintomatologia che si manifesta compromette il normale sviluppo fisico e neurologico del bambino.
Il valore diagnostico dello screening neonatale è ampiamente riconosciuto a livello clinico, poiché questo esame fornisce un’informazione precoce che permette di pianificare in modo tempestivo la strategia terapeutica più appropriata, limitando in tal modo i danni che la malattia può provocare.
I bambini nei quali viene identificata precocemente una delle malattie evidenziabili con lo screening neonatale riescono a mantenere in genere una buona qualità della vita poiché si evita la formazione di danni irreversibili.
Il Sistema Sanitario Nazionale prevede l’esecuzione di questo esame su tutti i nuovi nati in forma gratuita ma limitata, nella maggior parte dei casi, a tre sole patologie:

  • - fibrosi cistica
  • - fenilchetonuria
  • - ipotiroidismo congenito

Attualmente soltanto un numero modesto di strutture pubbliche esegue lo screening neonatale in forma allargata, con un pannello che comprende in media una ventina di patologie; si tratta di realtà ancora molto isolate che operano sulla base di decisioni prese a livello regionale.
Per eseguire lo screening neonatale è sufficiente prelevare qualche goccia di sangue dal tallone del neonato. Questa operazione viene eseguita dal personale sanitario dopo almeno 48 ore di vita, successivamente all’allattamento, per permettere al metabolismo del neonato di attivarsi efficacemente.

La toxoplasmosi in gravidanza

La toxoplasmosi in gravidanza - pic by floridecires

La toxoplasmosi in gravidanza (pic by Floridecires)

La toxoplasmosi è una malattia infettiva causata da un microrganismo, il Toxoplasma gondii , che colonizza come parassita il tratto intestinale di molti animali (mammiferi, uccelli, insetti ).
La trasmissione all’uomo avviene attraverso il ciclo alimentare, tramite l’ingestione di cibo contaminato che contiene al suo interno le cisti del protozoo o che è stato a contatto con escrementi di animali domestici infettati.
Nei soggetti sani la malattia si presenta spesso in forma asintomatica o con un lieve interessamento linfonodale; è al contrario pericolosa nei soggetti immunodepressi e nelle donne in stato interessante, nelle quali può determinare importanti malformazioni fetali.
I rischi che l’infezione può provocare sulla salute del feto sono legati al periodo gestazionale in cui la futura mamma entra a contatto con il microrganismo e determinano problematiche molto diverse.
E’ piuttosto raro che l’infezione possa essere trasmessa al feto nel corso del primo trimestre di gravidanza, tuttavia nell’eventualità che ciò accada, gli effetti sullo sviluppo fetale sono estremamente gravi (lesioni neurologiche, lesioni ossee, calcificazioni intracraniche, ritardo nello sviluppo neuro-motorio, aborto spontaneo…).
Al contrario è più probabile che il feto si possa contagiare nel corso degli ultimi mesi di gravidanza, in un periodo in cui la placenta, molto più ampia e distesa, veicola più facilmente l’agente infettivo.
In questo caso però i rischi per il bambino sono inferiori, e riguardano principalmente il corretto sviluppo degli organi sensoriali (vista e udito).
All’inizio della gravidanza ogni donna viene sottoposta ad un esame di routine, il Toxo-test, finalizzato a rilevare nel sangue della mamma l’esistenza di una adeguata copertura anticorpale che protegge il feto da un eventuale contatto con l’agente infettivo.
Pertanto nel caso in cui il risultato del test sia positivo, ciò significa che la mamma ha contratto in passato la toxoplasmosi, e non esistono rischi per il bambino; al contrario, se l’esame sierologico risulta negativo la mamma deve essere monitorata ogni mese con la ripetizione dello stesso esame.
Poiché il principale veicolo infettivo è rappresentato dall’alimentazione, è importante che la mamma in attesa abbia un comportamento alimentare corretto e che mostri particolare attenzione quando assume cibi che possono contenere tracce del microrganismo, in particolare:

  • verdura e frutta cruda
  • carne cruda e insaccati

Il consumo di questi cibi deve essere fatto dopo un accurato lavaggio oppure previa cottura, procedimento che distrugge il microrganismo.
E’ infine importante lavare con cura le mani dopo avere maneggiato gli alimenti sopracitati, limitare il contatto con animali domestici potenzialmente infetti, ed evitare di manipolare senza protezione la terra di orti o giardini, dove gli animali possono aver defecato.

L’alimentazione in gravidanza

Come introdurre tutti i principi nutritivi necessari in gravidanza (pic by elana’s pantry)

In gravidanza un’alimentazione sana ed equilibrata rappresenta un presupposto fondamentale affinché la mamma in attesa si mantenga in buona salute e favorisca il corretto proseguimento della gestazione.

L’attenzione ad un corretto stile alimentare infatti aiuta a prevenire l’insorgenza di complicazioni e assicura il giusto apporto di nutrienti fondamentali per lo sviluppo del bambino.

Sono lontani i tempi in cui si riteneva  necessario raddoppiare l’apporto calorico giornaliero per nutrire anche il feto: oggi questo comportamento viene fortemente sconsigliato non solo perché non necessario, ma anche perché determina un eccessivo aumento di peso  che causa affaticamento e  predispone la mamma a condizioni patologiche importanti come il diabete gestazionale o la gestosi.

La dieta della mamma in attesa dovrebbe essere varia ed equilibrata per assicurare l’introduzione di tutte le sostanze che sono fondamentali  per uno sviluppo sano e armonico del feto e anche per permettere al bambino di conoscere già nella fase prenatale la varierà di sapori a nostra disposizione.

La scelta degli alimenti va fatta con cura, mostrando attenzione a non escludere dalla dieta alcune sostanze che sono importanti per il corretto proseguimento della gravidanza, e che devono essere introdotte nelle giuste quantità:

  • Acido folico: interviene nella formazione dei globuli rossi, la sua assunzione aiuta a prevenire malformazioni a carico della colonna vertebrale (spina bifida). È presente nelle  verdure a foglia verde, nel lievito, nei cereali integrali. La dieta non è in grado di fornire, da sola, la quantità di acido folico necessaria, per cui è importante l’utilizzo di integratori che il medico curante prescrive alla mamma nel corso del primo trimestre.
  • Calcio: è il costituente principale delle ossa, contribuisce inoltre alla regolazione della pressione arteriosa e interviene in numerosi processi fisiologici. E’ contenuto in latte e derivati, verdure verdi, legumi.
  • Ferro:  costituisce l’emoglobina e la mioglobina, le proteine contenute nei globuli rossi che trasportano l’ossigeno a livello tissutale. Interviene anche in numerosi processi fisiologici. E’ contenuto principalmente nelle carni, in particolare in quelle rosse, nelle uova, nei legumi, nei cereali integrali e nelle verdure a foglia verde. La forma maggiormente disponibile è quella presente nella carne. Il suo valore tende fisiologicamente a diminuire nel corso della gravidanza, al punto che diventa spesso necessario assumerlo attraverso specifici integratori.
  • Fibre:  sono utili per la corretta mobilità intestinale, ciononostante vanno introdotte con moderazione poiché rallentano l’assunzione di vitamine e di sali minerali. Sono contenute nei cereali integrali, nella frutta e nella verdura.
  • Vitamina B12: interviene nella formazione dei globuli rossi. E’ contenuta in uova, fegato, carni, formaggi.
  • Vitamina A:  favorisce lo sviluppo dello scheletro fetale. E’ contenuto in  verdura e frutta di colore giallo-arancio e verde scuro, latte, burro, fegato, uova.
  • Vitamina D: necessaria per la formazione delle ossa e per l’assorbimento del calcio. Si trova in uova, latte e derivati, sardine, olio di fegato di merluzzo, tonno, salmone.
  • Vitamina C: aumenta l’assorbimento del ferro. Si trova in pomodori, peperoni, insalate verdi, frutta (agrumi, fragole, kiwi, ribes ).

 

Terzo e ultimo trimestre di gravidanza: gli esami gratuiti

L’ultimo trimestre di gravidanza: il parto si avvicina (pic by khaled el hage)

Qui vi abbiamo raccontato di come nel primo trimestre di gravidanza il corpo della donna si modifica e con lei il feto che inizia a bere il liquido amniotico e che, alla fine del terzo mese, è già in grado di avvertire le prime sensazioni che provengono dal corpo della mamma. In questo secondo post abbiamo approfondito il secondo trimestre della gravidanza. Concludiamo ora questa carrellata attraverso i nove mesi di gestazione.

Terzo trimestre di gravidanza: il parto si avvicina

L’ingresso nella 28° settimana segna l’inizio dell’ultimo trimestre di gravidanza.
E’ un periodo impegnativo per la futura mamma che vive sentimenti contrastanti: il momento del parto si avvicina generando un inevitabile senso di paura; nello stesso tempo aumenta il desiderio di conoscere  il proprio bambino e di uscire da una condizione fisica che, nelle ultime settimane di gestazione, crea qualche difficoltà determinando un generale senso di affaticamento.

Le trasformazioni più importanti del corpo della donna in vista del momento del parto

Nel corso del terzo trimestre di gravidanza il corpo femminile vive le trasformazioni più importanti che lo prepareranno al parto:

  • la pancia continua a crescere e nelle ultime settimane si abbassa in corrispondenza della discesa del feto nella parte inferiore dell’utero
  • Il seno si ingrossa
  • le gambe si gonfiano
  • l’utero  aumenta costantemente le proprie dimensioni alzando il diaframma e rendendo la respirazione della mamma più difficoltosa;
  • possono comparire rossori cutanei  a causa dell’aumentata circolazione sanguigna o anche prurito nella zona pelvica in seguito ai movimenti del bambino che si avvertono in modo sempre più evidente

Nonostante questi inconvenienti, che si possono manifestare in modo differente,  la mamma vive momenti di grande emozione, poiché intensifica di giorno in giorno il rapporto con il suo bambino, sia da un punto di vista emotivo che fisico.

Il feto nell’ultimo trimestre di gravidanza

All’ingresso nel terzo trimestre lo sviluppo degli organi interni del feto è completato;  da questo momento il bambino si accresce sviluppandosi soprattutto dal punto di vista delle dimensioni fisiche;  si completa, invece, lo sviluppo degli organi sensoriali.
Al termine di questo meraviglioso viaggio il bambino misura in media 48 cm e pesa in media  3.3 chilogrammi. Il suo aspetto è più o meno rotondo grazie ai depositi adiposi che ha accumulato a livello sottocutaneo, ha perso quasi completamente la lanugine che ricopriva il suo corpo, spesso presenta un ingrossamento degli organi genitali esterni o del seno  a causa degli ormoni materni in circolo.
I suoi movimenti nella pancia sono, ovviamente, più limitati; nell’ultimo periodo il bimbo inizia la sua discesa nel canale del parto fino a posizionarsi nella cervice uterina presentandosi in posizione cefalica, cioè capovolta, finalizzata all’espulsione finale. In questa fase è possibile avvertire le prime contrazioni, sporadiche e irregolari, che precedono l’ingresso nella cosiddetta fase prodromica.

Gli esami e la diagnosi prenatale nel terzo e ultimo trimestre di gravidanza

La mamma continua a eseguire i controlli di routine previsti, nell’ambito dei quali quelli soggetti a esenzione sono i seguenti:

28°-32° settimana:
Emocromo: Hb, GR,GB,HCT,PLT,IND.DERIV.,F.L.
Ferritina in caso di riduzione del volume globulare medio
Urine: esame chimico-fisico e microscopico
Ecografia Ostetrica

33°-37° settimana:
Virus Epatite B (HBV): ANTIGENE HBsAg
Virus Epatite C (HCV): RICERCA DEGLI ANTICORPI
Emocromo: Hb, GR,GB,HCT,PLT,IND.DERIV.,F.L.
Urine: esame chimico-fisico e microscopico
Virus immunodeficienza acquisita (HIV1-2) : ricerca degli anticorpi ( in caso di rischio anamnestico).

38°-40° settimana:
Urine: esame chimico-fisico e microscopico

Dalla 41° settimana:
Ecografia Ostetrica su specifica richiesta dello specialista

Secondo trimestre di gravidanza: gli esami gratuiti

Secondo trimestre di gravidanza: gli esami gratuiti (pic bylaura dye)

Qui vi abbiamo raccontato di come nel primo trimestre di gravidanza il corpo della donna si modifica e con lei il feto che inizia a bere il liquido amniotico e che, alla fine del terzo mese, è già in grado di avvertire le prime sensazioni che provengono dal corpo della mamma. Proseguiamo con il nostro racconto dei nove mesi e delle prestazioni specialistiche e diagnostiche gratuite.

Secondo trimestre di gravidanza: una perfetta sintonia

L’ingresso nel secondo trimestre di gravidanza rappresenta una sorta di rinascita: il malessere che ha accompagnato la donna nelle settimane precedenti è, nella maggior parte dei casi, un lontano ricordo.
La mamma si sente forte, piena di energie e in perfetta sintonia con la creatura che sta crescendo dentro di lei. Il legame con il proprio bambino si rafforza  anche sulla base di nuovi segnali che lui le trasmette. All’inizio del quarto mese è già possibile percepire i suoi movimenti: il bambino prende contatto con il proprio corpo toccandosi o succhiando il pollice, si gira, fa capriole, gioca con il cordone ombelicale.
Nello stesso tempo prende coscienza dello spazio attorno a sé e inizia la sua percezione del mondo esterno: coglie suoni e rumori, mostra sensibilità alla luce esterna.
Anche la mamma continua la propria trasformazione:

  • il corpo assume un aspetto più rotondo
  • il seno si ingrossa
  • la pancia aumenta in modo evidente
  • gli organi interni si riorganizzano per far spazio al bambino che inizia a crescere

Il feto nel secondo trimestre di gravidanza

Al termine del secondo trimestre di gravidanza il feto misura circa 30 cm e pesa  circa 700 grammi; lo sviluppo degli organi interni è completato, i lineamenti del volto sono ben definiti, la pelle è grinzosa ed è ricoperta in maniera uniforme da una sottile lanugine; le unghie sono ancora rudimentali, nel cervelletto  inizia a svilupparsi la “corteccia”, ovvero la parte superficiale,  che si completerà un anno e mezzo dopo la nascita.

Gli esami e la diagnosi prenatale nel secondo trimestre di gravidanza

Continuano i controlli finalizzati a valutare lo stato di salute della mamma e del bambino; in particolare, le prestazioni sanitarie gratuite del secondo trimestre sono le seguenti:

14°-18° settimana:
Urine: esame chimico-fisico e microscopico

19°-23° settimana:
Urine: esame chimico-fisico e microscopico
Ecografia ostetrica

24°-27° settimana:
Glucosio
Urine: esame chimico-fisico e microscopico

Il controllo ecografico che si esegue tra la 20° e la 23° settimana di gestazione, definito ecografia morfologica, rappresenta uno dei controlli più importanti della gravidanza, e sicuramente il più complesso, poiché è finalizzato a studiare la morfologia del feto e a evidenziare l’eventuale presenza di malformazioni.

Primo trimestre di gravidanza: gli esami gratuiti

Gli esami gratuiti all’interno del primo trimestre di gravidanza (pic by abarefoot)

Come via abbiamo anticipato qui un Decreto Ministeriale stabilisce che una coppia in attesa ha il diritto di eseguire gratuitamente alcune prestazioni specialistiche e diagnostiche. Percorriamo la gravidanza attraverso i tre trimestri di gestazione.

Primo trimestre di gravidanza: il corpo si trasforma

Il primo trimestre di gravidanza è un periodo molto particolare, in cui la gioia per il lieto evento si mescola a sensazioni e sentimenti del tutto nuovi, in parte legati agli importanti cambiamenti in atto nel corpo femminile.
La percezione che la futura mamma ha del proprio corpo e dell’esperienza che sta vivendo è del tutto soggettiva: talvolta i sintomi sono assenti, in altri casi sono avvertiti in maniera prorompente, quasi destabilizzante.
Il corpo femminile si trasforma per preparare un ambiente idoneo alla nuova vita che sta crescendo: l’utero si ingrossa, si formano la placenta e il cordone ombelicale, il bacino si allarga, inizia la produzione di ormoni fondamentali per il corretto proseguimento della gravidanza che sono responsabili della sensazione di malessere caratteristica di questo periodo.

Il feto nel primo trimestre di gravidanza

Al termine del primo trimestre il feto raggiunge una lunghezza media di circa 7 cm e un peso di 50 g; molti organi interni sono formati, il cuore batte regolarmente, il bambino ha iniziato a bere il liquido amniotico e a produrre meconio, gli arti sono formati, i lineamenti del viso sono abbastanza definiti. Il bambino, inoltre, è già in grado di avvertire le prime sensazioni che provengono dal corpo della mamma.

Gli esami e la diagnosi prenatale nel primo trimestre di gravidanza

E’, probabilmente, il periodo più delicato della gravidanza, perché vede la formazione del tubo neurale, l’abbozzo del sistema nervoso centrale per il cui corretto sviluppo è fondamentale che la mamma assuma acido folico nei primi mesi di gestazione.
In questo momento, infine, i futuri genitori devono decidere se intraprendere un percorso di diagnosi prenatale: si tratta di una scelta importante che è legata a tempistiche precise e che è talvolta raccomandata in casi considerati a rischio.
Per una gravidanza fisiologica, cioè priva di complicazioni, i controlli che la mamma effettua nel corso dei 9 mesi sono in genere mensili .

Tra gli esami che il ginecologo prescrive periodicamente, alcuni risultano come prestazioni sanitarie gratuite; quelle relative al primo trimestre sono le seguenti:

Inizio gravidanza, possibilmente entro la 13° settimana e comunque al primo controllo:

  • Emocromo: Hb, GR,GB,HCT,PLT,IND.DERIV.,F.L.H.
  • Gruppo Sanguigno: ABO ed Rh
  • Aspartato Aminotransferasi (AST)(GOT)
  • Alanina Aminotransferasi (ALT)(GPT)
  • Virus Rosolia: ricerca degli anticorpi
  • Toxoplasma: ricerca degli anticorpi (E.I.A.)
  • Treponema Pallidum (Sifilide): ricerca degli anticorpo (TPHA, VDRL, RPR).
  • Virus Immunodeficienza Acquisita (HIV1-2) : ricerca degli anticorpi
  • Glucosio
  • Test di Coombs indiretto (Anticorpi Anti Eritrociti) da ripetersi ogni mese in caso di donne con Rh negativo a rischio di immunizzazione.
  • Urine: esame chimico-fisico e microscopico
  • Ecografia ostetrica

Malattie genetiche: l’analisi genetica della coppia

Quando eseguire l’analisi genetica della coppia (pic by Jsome1)

Nel caso in cui una coppia che desidera un figlio presenti una storia familiare caratterizzata da malattie genetiche quali:

è consigliabile intraprendere un’analisi genetica di coppia volta a evidenziare il rischio che il bambino sia affetto dalla stessa patologia.

E’ possibile infatti che i genitori siano portatori sani della malattia, cioè possiedano la mutazione genetica che la determina senza manifestarne alcun segno clinico.

Questa condizione identifica le malattie genetiche definite autosomiche recessive, che si manifestano solo nel caso in cui il difetto che causa la patologia è presente su entrambi i geni coinvolti; in questa condizione inoltre entrambi i genitori devono possedere l’errore genetico affinchè i figli ereditino la malattia.

L’analisi genetica di coppia ha lo scopo di verificare se i futuri genitori sono portatori asintomatici del gene mutato, e di calcolare il rischio che la patologia possa essere trasferita ai figli.

Una coppia di genitori portatori sani ha una probabilità su quattro (25%) di avere un figlio malato: se nella storia familiare di una coppia esistono casi di malattie ereditarie è dunque consigliabile ricorrere ad una consulenza genetica ed effettuare un’analisi genetica di coppia, possibilmente prima della gravidanza.

Non si tratta di una procedura invasiva, poichè richiede un semplice prelievo di sangue da parte di entrambi i genitori e permette di avere una risposta con un livello di affidabilità piuttosto elevato, superiore all’80%.

 

 

Diagnosi prenatale: i controlli ecografici in gravidanza

Quali e quanti controlli ecografici nel corso della gravidanza?

Nel corso della gravidanza la mamma in attesa è sottoposta ad una serie di controlli, durante i quali l’analisi ecografica permette di stabilire il corretto sviluppo del feto.
Per una mamma lo strumento ecografico assume un ulteriore significato, che tocca corde emozionali molto intime: attraverso l’ecografia la mamma vede il proprio bambino, segue la sua crescita e rafforza in qualche modo il legame con lui, in particolare nei primi mesi di gravidanza, quando non ci sono altri modi per poterlo “sentire”.

La Società Italiana di Ecografia Ostetrico Ginecologica (SIEOG) ha elaborato specifiche linee guida che prevedono, per una gravidanza priva di complicazioni, un controllo ecografico di routine (ecografia ostetrica) in ogni trimestre.

Le finalità dell’ecografia eseguita in gravidanza sono diverse per ogni epoca gestazionale (trimestre):

  1. Controllo I trimestre: si esegue tra la 10° e la 12° settimana di gestazione e ricerca i seguenti parametri:
  • Visualizzazione della camera ovulare all’interno dell’utero
  • Visualizzazione della presenza e del numero di embrioni o di feti
  • Visualizzazione dell’attività cardiaca
  • Datazione della gravidanza
  • Misurazione della translucenza nucale

2.  Controllo II trimestre (ecografia morfologica): si esegue tra la 19° e la 22° settimana     di gestazione ed è finalizzata principalmente a valutare l’anatomia fetale attraverso il rilievo di una serie di parametri che permettono di escludere le patologie malformative di maggior entità (come vi avevamo spiegato qui).

Verifica inoltre:

3.  Controllo III trimestre: si esegue tra la 30° e la 34° settimana di gestazione e ricerca i seguenti parametri:

  • Valutazione dell’accrescimento fetale
  • Valutazione della quantità di liquido amniotico e dell’inserzione placentare
  • Valutazione della presentazione fetale

Il Sistema Sanitario Nazionale prevede che questi esami siano offerti gratuitamente alla coppia di futuri genitori.
Nei casi in cui la mamma preferisca essere seguita privatamente è frequente che il medico esegua ad ogni appuntamento ulteriori ecografie di controllo.

Diagnosi prenatale: cos’è il liquido amniotico

Cos'è il liquido amniotico

Il liquido aminiotico è la prima culla che avvolge il bambino, creando un ambiente caldo e confortevole che lo mette al riparo da qualsiasi agente proveniente dall’ambiente esterno.

Si forma all’interno della cavità amniotica, una sorta di sacco delimitato da una membrana elastica (amnios) che avvolge l’embrione.

All’inizio della gravidanza il liquido amniotico viene prodotto esclusivamente dai tessuti della mamma, prima come secrezione delle cellule della membrana amniotica, poi sotto forma di materiale proveniente dal plasma materno; successivamente, quando il sistema renale del bambino giunge a maturazione (dopo la 20° settimana), viene progressivamente sostituito con l’urina del feto.

E’ un liquido dall’aspetto limpido, inodore e incolore, ed è costituito da:

  • acqua
  • lipidi
  • proteine
  • glucidi
  • sali minerali (sodio, calcio, potassio, ferro…)

la sua quantità aumenta nel corso della gravidanza, fino a raggiungere un volume finale che oscilla in media tra 800 e 1000 ml.

Quali sono le funzioni del liquido amniotico

Le funzioni del liquido amniotico sono molteplici:

  • Funzione protettiva: crea una sorta di cuscino protettivo che avvolge il bambino e attutisce qualunque stimolo proveniente dall’ambiente esterno (urti, pressioni, ma anche suoni e rumori). Crea un ambiente sterile che protegge il feto dal rischio di infezioni.
  • Funzione di isolamento termico: mantiene stabile la temperatura della camera amniotica.
  • Funzione metabolica: favorisce lo sviluppo degli organi interni, quali l’apparato digerente, l’apparato muscolo-scheletrico e l’apparato respiratorio.

Il liquido amniotico si trasforma nel corso della gravidanza

Nel corso della gravidanza il liquido amniotico subisce continue modifiche, legate all’attività del feto che lo produce e lo utilizza: la sua analisi permette pertanto di valutare lo stato di salute del bambino. Questo materiale è soggetto ad un ricircolo quotidiano. A partire dal quinto mese di gravidanza il bimbo lo ingerisce e lo assorbe a livello intestinale; dopo essere entrato in circolo nel torrente sanguigno, parte del materiale viene scambiato nella placenta con il liquido materno, la restante porzione viene espulsa nella cavità amniotica attraverso la produzione di urina. Durante questo processo inizia a formarsi il meconio, cioè le prime feci del neonato, poiché le cellule provenienti dalla desquamazione delle mucose non vengono digerite dal feto e si accumulano a livello dell’intestino.

Diagnosi prenatale: il liquido amniotico

Nel corso dei controlli di routine a cui la mamma è sottoposta durante la gravidanza il ginecologo monitora ecograficamente il livello del liquido amniotico; nel caso in cui sospetti l’esistenza di un problema, il medico prescrive l’esecuzione di un esame specifico, definito AFI (Amniotic Fluid Index) che lo quantifica in maniera precisa