I controlli della mamma nel periodo post-parto

Pic by Frank Black Noir

E’ finalmente arrivato il gran giorno e voi avete appena partorito il bambino più bello del mondo…e adesso?
Adesso inizia un periodo speciale, in cui imparate a conoscervi, consolidando una relazione iniziata nove mesi fa, e in cui esprimete pienamente l’accudimento nei confronti del neonato.
Nonostante siate assorbite dal nuovo ruolo di mamma, è importante non dimenticarsi di prendervi cura di voi stesse, anche perché il vostro benessere coincide inevitabilmente con quello del vostro bambino.
Il parto è un momento forte che ha un grosso impatto a livello fisico, e il corpo femminile ha bisogno di un po’ di tempo per recuperare il proprio equilibrio.
A cosa prestare attenzione quindi? Cosa succede al corpo femminile dopo il parto?
La cosa forse più evidente è il fenomeno definito lochiazione, cioè le perdite di sangue che inizialmente presentano un flusso abbondante, di colore rosso vivo e che gradualmente si riducono assumendo un colore giallo chiaro o trasparente, fino a esaurirsi in genere entro i primi 30 giorni dal parto.
Controllate che il flusso sia regolare e che non abbia un colore o un odore anomali, che possono indurre a sospettare la presenza di un’infezione.
E’ fisiologico avvertire contrazioni addominali, che sono più frequenti in caso di secondo parto e che sono dovute alla regressione dell’utero che nell’arco di circa quaranta giorni ritorna alle sue dimensioni originarie. Questi dolori, definiti morsi uterini, si avvertono particolarmente quando la mamma allatta, come conseguenza dell’azione dell’ormone ossitocina la cui produzione viene stimolata dalla suzione del neonato.
Non preoccupatevi, dunque, se la vostra pancia non torna subito alle dimensioni che aveva prima della gravidanza, il corpo femminile ha bisogno di tempo per riorganizzarsi.
Cercate di seguire un’alimentazione varia ed equilibrata che favorisca una normale attività intestinale e sforzatevi di bere molti liquidi, che aiutano ad avere una buona produzione di latte.
Tenete sotto controllo l’aspetto del vostro seno: se alla palpazione vi sembra di avvertire la presenza di indurimenti, accompagnati da arrossamento o calore, è molto probabile che si sia verificato un ingorgo mammario, cioè un ristagno di latte che in genere si manifesta nei primi giorni di allattamento.
Se si forma un ingorgo cercate di risolvere il problema il prima possibile, poiché se trascurato questo inconveniente può sfociare in mastite, una complicazione dolorosa per la mamma causata dalla proliferazione di germi nei dotti lattiferi.
Una buona regola da seguire è quella di mantenere una corretta igiene locale, prevenendo la formazione di lesioni cutanee che favoriscono l’ingresso di agenti infettivi.
Infine programmate una visita di controllo con il ginecologo a distanza di 40-60 giorni dal parto: questo appuntamento permetterà di controllare la corretta regressione uterina, lo stato della cicatrice che si è formata in seguito al parto cesareo o alla episiotomia, la tonicità del pavimento pelvico.
Ricordatevi che il pavimento pelvico è un tessuto che svolge un ruolo chiave non solo durante la gravidanza e il parto, ma nella vita quotidiana della donna, poiché partecipa attivamente alle funzioni di minzione e defecazione, mantiene in sede gli organi presenti nelle basse pelvi, contribuisce al coordinamento del corpo in movimento.
Concludendo, care mamme, godetevi questo periodo meraviglioso, cercando di non perdere di vista il vostro benessere ma senza pretendere troppo da voi stesse.

Le infezioni alimentari in gravidanza

(pic by Aurimas Adomavicius)

Nel corso della gravidanza è importante che la futura mamma presti attenzione al proprio regime alimentare, non solo per avere uno stile di vita equilibrato che favorisca il corretto apporto di sostanze nutritive, ma anche per evitare il rischio di sviluppare alcune infezioni alimentari che possono essere particolarmente pericolose per il feto.
Sono tre le principali infezioni alimentari che la gestante deve evitare:

Toxoplasmosi: è un’infezione banale, nella maggior parte dei casi asintomatica, ma se contratta in gravidanza può causare malformazioni fetali di diversa gravità, sulla base dell’epoca gestazionale in cui viene contratta. E’ causata dal protozoo Toxoplasma gondii, un parassita animale che è presente nelle feci di animali infetti e, sotto forma di cisti, nella carne, nelle uova e nel latte.
E’ fondamentale pertanto lavare accuratamente frutta e ortaggi crudi, evitare il consumo di carne cruda, insaccati, latte non pastorizzato e uova poco cotte, evitare il contatto con gli animali (principalmente gatti) portatori del protozoo e con gli ambienti che normalmente frequentano (lettiere, terra del giardino), lavare accuratamente le mani dopo il contatto con cibi crudi (per maggiori informazioni consigliamo di leggere il post dedicato: La toxoplasmosi in gravidanza).

Listeriosi: è un’infezione alimentare importante che, se acquisita in gravidanza, amplifica la propria pericolosità poiché è associata ad aborto spontaneo, morte in utero, parto prematuro e gravi patologie nel neonato: polmonite, meningite, lesioni cutanee, congiuntivite purulenta, ascessi.
E’ causata da Listeria monocytogenes, un batterio normalmente presente nell’ambiente (terreno e acque) che si può trovare in diversi alimenti: carne cruda o poco cotta, insaccati, latte non pastorizzato e prodotti caseari derivati, frutta e verdura crude.
Per questo tipo di infezione è fondamentale utilizzare le stesse precauzioni valide per la toxoplasmosi, in aggiunta è necessario evitare il consumo di formaggi molli e non pastorizzati, il pesce affumicato, i prodotti elaborati da gastronomia, i patè di carne freschi.

Salmonellosi: questa infezione è causata da alcune specie del batterio Salmonella, che può essere trasmesso alla gestante attraverso il contatto con l’acqua, il suolo e con alcuni animali domestici.

Gli alimenti che veicolano l’infezione sono la carne cruda e in particolare le uova, che vanno lavate accuratamente prima dell’utilizzo e consumate esclusivamente cotte.
Se l’infezione viene contratta in gravidanza le conseguenze per il feto sono molteplici e nei casi più gravi possono portare a nascita prematura e morte intrauterina.
Le principali raccomandazioni che la gestante deve assumere sono le seguenti: lavare accuratamente frutta e verdura prima dell’utilizzo; evitare il consumo di carne e uova crude e di preparazioni che contengono questi alimenti; lavare attentamente le mani dopo aver manipolato cibi potenzialmente infetti.
Bioscience Institute, biobanca situata nella Repubblica di San Marino che si occupa di conservazione autologa del sangue cordonale e di diagnosi prenatale, organizza ciclicamente corsi pre-parto di accompagnamento alla genitorialità.
Nel corso di questi appuntamenti le future mamme hanno la possibilità di interfacciarsi con numerosi professionisti in merito a svariate tematiche, tra cui la corretta alimentazione in gravidanza.
La partecipazione è gratuita, richiede solo la prenotazione chiamando il numero telefonico 0549/909905 .

La percezione dei suoni e la musica in gravidanza

Musica e gravidanza (pic by AKZOphoto)

L’udito rappresenta uno dei primi sensi che si sviluppa nella vita intrauterina.
La percezione dei suoni inizia già nella fase embrionale, quando i suoni investono il feto sotto forma di vibrazioni. Nel grembo materno il bambino è avvolto da tantissimi stimoli sonori che sono parte integrante dell’ambiente in cui cresce: la respirazione, i movimenti intestinali, il rumore delle articolazioni, il rumore legato allo spostamento del liquido amniotico, il battito cardiaco, il flusso sanguigno. Questi ultimi si modificano in base allo stato d’animo della mamma, trasmettendo dunque sensazioni sempre diverse.
La voce, infine, rappresenta lo stimolo più importante e immediato, ed è lo strumento con cui la mamma stabilisce un intimo contatto con il suo bambino, attraverso le vibrazioni che dalla sua voce prendono origine. La mamma è prima di tutto uno strumento musicale per il proprio bambino.
Dopo il parto la sua voce verrà riconosciuta immediatamente dal neonato che la associerà a momenti piacevoli della sua vita intrauterina e ne trarrà serenità e conforto.
La capacità di udire i suoni provenienti dall’esterno si completa dopo la 20° settimana di gestazione: in questa fase dello sviluppo prenatale il bambino è in grado di ascoltare i suoni esterni che vengono filtrati dal liquido amniotico. In particolare quelli che arrivano al suo orecchio sono i suoni molto gravi che sembra preferire (tra cui la voce del padre, che riconoscerà subito dopo la nascita) e alcuni suoni acuti.
Il feto distingue chiaramente la voce della mamma da quella del papà, e risponde agli stimoli dati dall’ascolto della musica.
Recenti studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali hanno dimostrato che l’ascolto della musica in gravidanza favorisce lo sviluppo neurologico del bambino, nonché quello del suo sistema uditivo.
Numerosi sono gli effetti benefici che l’ascolto della musica produce anche a livello emozionale: favorire l’ascolto ripetuto di un brano musicale trasmette al feto un senso di sicurezza e lo aiuta a crescere in modo equilibrato. Quando il neonato riascolterà lo stesso brano, lo riconoscerà come suono familiare e riuscirà a rilassarsi e a tranquillizzarsi al suo ascolto.
In alcuni casi la musica viene utilizzata nelle ultime settimane di gestazione come strumento per favorire la rotazione del bambino che si presenta in posizione podalica: l’ascolto di una melodia familiare può favorire la rotazione del bambino, evitando così il ricorso a manovre invasive e permettendo di procedere con un parto naturale.
La musica svolge numerosi effetti positivi anche sulla futura mamma, poiché rappresenta un metodo efficace per ridurre l’ansia legata al particolare momento che sta vivendo e per gestire le difficoltà che si possono presentare durante il percorso.
In genere è consigliato l’ascolto della musica classica, in particolare di Mozart, perché favorisce il rilassamento e stimola le funzioni intellettive del bambino.

… E la valigia del neonato

(pic by handmaidenbymaria)

E’ la valigia più bella che una mamma possa fare, piena di emozioni, di paure, di sogni che si realizzano.
In genere presso i consultori o il nido degli ospedali le future mamme possono richiedere la lista con tutto l’occorrente per il neonato; questo elenco può variare in base alle richieste delle singole strutture ospedaliere, per cui è consigliabile contattare preventivamente il reparto.
Per quanto riguarda l’abbigliamento la valigia del neonato dovrà contenere:

  • body di cotone a mezza manica o senza maniche in base alla stagione (in genere 4 o 5)
  • tutine o completini in ciniglia o cotone (in genere 4 o 5)
  • calzine in lana o in cotone (in genere 4 o 5)
  • copertina di lana o di cotone
  • berrettina in ciniglia o cotone (in genere usata per la dimissione)
  • pannolini
  • bavaglini

L’utilizzo del ciuccio è spesso sconsigliato, almeno nei primi giorni di vita del bambino, perché potrebbe interferire con l’allattamento al seno, che non sempre si avvia da subito, ma può “partire” dopo qualche giorno.
Per quanto riguarda l’igiene del neonato preferite l’utilizzo del sapone neutro, sia per il bagnetto che per la pulizia di routine che si accompagna al cambio del pannolino.
Ricordatevi che la pelle del bebè è particolarmente delicata, per questo motivo cercate di evitare prodotti contenenti profumi o disinfettanti che alterano il delicato equilibrio dell’epidermide e che possono portare allo sviluppo di infezioni, in particolare di candidosi.
Può risultare molto utile inserire in valigia dell’olio di mandorle dolci: spesso la pelle del neonato è secca (in alcuni casi presenta delle vere e proprie spaccature) e le alte temperature dei reparti ospedalieri favoriscono la sua disidratazione.
Infine ricordatevi di portare un carillon, magari proprio quello che durante la gravidanza avete appoggiato alla pancia per far ascoltare la musica al vostro bimbo: ritrovare una melodia conosciuta lo tranquillizzerà, gli darà serenità in quei primi giorni in cui per lui tutto è nuovo e il mondo è ancora da scoprire.
Di nuovo..buon parto a tutte!

La valigia della mamma…

Siete nelle ultime settimane di gestazione e l’idea del parto sta diventando sempre più concreta?
Allora potete preparare la valigia per il ricovero in ospedale, che terrete pronta dentro l’armadio o in macchina, se l’idea vi fa stare più tranquille.
E’ fondamentale portare con sé la cartella clinica che documenta la vostra gravidanza e che contiene tutti gli esami svolti nel corso della gestazione: ecografie, esami del sangue e delle urine, elettrocardiogramma. Non dimenticate un documento di identità, la tessera sanitaria e il codice fiscale.
Per quanto riguarda l’abbigliamento la regola è quella di utilizzare abiti comodi, non solo per voi ma anche per il personale sanitario che vi assisterà: la manica corta infatti renderà più agevoli le manovre delle ostetriche durante un prelievo di sangue o il posizionamento di un catetere.
Non è obbligatorio utilizzare la camicia da notte piuttosto che il pigiama, l’importante è la presenza di un’ampia apertura che permetta di allattare il vostro bambino in tutta comodità.
Parlando dell’abbigliamento intimo è consigliabile comprare un solo reggiseno per l’allattamento, di una taglia superiore alla vostra…non potete ancora sapere di quante misure aumenterà il vostro seno, per cui è meglio non esagerare.
Non dimenticate di mettere in valigia gli slip a vita alta di cotone o di rete, gli assorbenti post-parto, la panciera elastica in caso di parto cesareo, una vestaglia e un paio di pantofole.
Per quanto riguarda il necessario per l’igiene intima, ogni mamma metterà in valigia tutto ciò che ritiene più utile e opportuno; è importante considerare la possibilità che riceviate dei punti dopo il parto, per cui attrezzatevi con un catino di plastica, salviette disinfettanti per sanitari, detergenti antibatterici specifici per per il post-parto.
Può essere utile portare con sé prodotti emollienti per ammorbidire il capezzolo, che dopo il parto diventa più turgido in seguito alla fisiologica trasformazione a cui va incontro il seno; spesso è consigliato l’utilizzo di lanolina ma se desiderate un approccio più “naturale” è sufficiente idratare il capezzolo con qualche goccia di colostro, che ha proprietà non solo idratanti ma anche antisettiche.
Infine inserite in valigia qualche caramella, piccoli snack e bevande zuccherate che vi daranno un po’ di energia durante il travaglio.
Buon parto a tutte!

La prolattina in gravidanza

La prolattina in gravidanza ( Pic by SyamEye )

La prolattina è un ormone secreto dall’ ipofisi che è responsabile della produzione di latte da parte della ghiandola mammaria.
Non si tratta di un ormone esclusivamente femminile e neanche di una sostanza prodotta unicamente in gravidanza e nel corso dell’allattamento materno, tuttavia il suo ruolo in questa fase è sicuramente di primo piano.
I livelli di prolattina nell’organismo femminile aumentano già dalle prime settimane successive al concepimento e tendono a crescere progressivamente durante i nove mesi di gestazione in risposta all’azione degli ormoni estrogeni, che stimolano lo sviluppo delle ghiandole mammarie e inducono l’ipofisi a rilasciare prolattina.
Tuttavia durante la gravidanza gli stessi estrogeni inibiscono l’azione della prolattina, che solo dopo il parto può esprimere pienamente la propria funzione, in seguito alla fisiologica diminuzione della quantità di estrogeni.
Nel periodo post-parto la produzione di prolattina è strettamente legata alla suzione del neonato: l’attaccamento al seno da parte del bambino aumenta la produzione di prolattina che stimola a sua volta la formazione del latte.
Questo processo inizia con la montata lattea, fenomeno che in genere si manifesta intorno al secondo o terzo giorno successivo al parto, e assicura la produzione di latte sulla base delle esigenze del neonato e della frequenza con cui il bambino si attacca al seno.
La suzione stimola anche la produzione di ossitocina, un ormone che favorisce la fuoriuscita del latte e che è determinante nelle prime settimane dopo il parto per indurre la regressione dell’utero il quale ritrova le dimensioni e la posizione che aveva prima della gravidanza.

Gli ormoni estrogeni in gravidanza

Gli estrogeni in gravidanza (Pic by Tommo4074)

Gli estrogeni sono i principali ormoni sessuali femminili, che regolano la funzione dell’apparato riproduttivo.
Sono presenti in entrambi i sessi: in piccole quantità nel maschio, in misura molto più importante nella femmina dove determinano la comparsa dei caratteri sessuali secondari, quali lo sviluppo del seno, l’allargamento del bacino, la modulazione della voce, la distribuzione di tessuto adiposo in particolari zone corporee.
Nella donna in età fertile l’estradiolo rappresenta il principale ormone estrogeno: viene prodotto in massima parte dall’ovaio sotto lo stimolo di specifici ormoni rilasciati dall’ ipofisi; l’estradiolo agisce sull’endometrio, cioè sulla mucosa che riveste la cavità interna dell’utero la quale, sfaldandosi nel corso di ogni ciclo mestruale, viene indotta a rigenerare sotto l’azione dell’estradiolo.
Nella donna in stato interessante la produzione degli ormoni estrogeni aumenta poiché queste sostanze inducono una serie di processi che favoriscono il corretto sviluppo del feto.
In gravidanza uno dei principali ormoni estrogeni è l’estriolo: la sua produzione nel corso del primo trimestre è legata all’attività della placenta, successivamente viene garantita dal feto o, meglio, dall’unità feto-placentare.
Il dosaggio dei livelli di estriolo (estriolo non coniugato o E3), rilevato nel sangue o nelle urine, viene utilizzato come indice di funzionalità fetoplacentare e di vitalità fetale; a riprova di ciò è dimostrato che le gravidanze che presentano bassi valori di estriolo sono associate a condizioni patologiche come gestosi, insufficienza renale materna o fetale, insufficienza placentare, anencefalie, ritardo nell’accrescimento fetale, morte intrauterina.
Gli ormoni estrogeni hanno il compito di consentire il normale svolgimento della gravidanza e la preparazione del seno all’allattamento. In particolare:

  • favoriscono l’aumento del flusso sanguigno verso la placenta, assicurando che il feto riceva il giusto apporto di nutrienti e di ossigeno.
  • sopprimono lo sviluppo di nuovi follicoli ovarici.
  • inducono la comparsa delle contrazioni uterine che preparano al parto.
  • stimolano lo sviluppo delle ghiandole mammarie e inducono l’ipofisi a rilasciare prolattina, l’ormone responsabile della produzione del latte materno.

Sono inoltre responsabili della ritenzione idrica che coinvolge la maggior parte delle donne in stato interessante.

Gli ormoni della gravidanza

ormoni in gravidanza (pic by Jurischk)

Ogni donna sa, anche se in misura differente, quale sia l’effetto che gli ormoni sessuali esercitano sul proprio organismo, non solo per il regolare funzionamento dell’apparato riproduttivo, ma anche in relazione al proprio senso di benessere e al proprio umore.
In gravidanza il ruolo degli ormoni è centrale, poiché queste sostanze sono responsabili degli importanti cambiamenti che avvengono nel corpo femminile già dai primissimi giorni di gestazione e che permettono all’embrione di attecchire e di svilupparsi.
Con questo post vogliamo intraprendere un breve viaggio finalizzato a conoscere il ruolo degli ormoni legati al periodo della dolce attesa, per capire quanto sia importante la loro funzione non solo nel corso dei mesi di gestazione, ma anche dopo il parto, per favorire l’allattamento del neonato.
Procedendo in ordine cronologico, dal concepimento al parto e oltre, sono cinque i principali ormoni della gravidanza, ognuno dei quali è associato ad una specifica funzione:
- gonadotropina corionica umana: è un prodotto dell’embrione che si forma esclusivamente in gravidanza. E’ fondamentale nelle prime settimane di gestazione per indurre la produzione di progesterone e per favorire l’attecchimento dell’ovulo fecondato.
- estrogeni: sono i principali ormoni sessuali femminili, che regolano la funzione dell’ apparato riproduttivo.
Sono associati alla comparsa dei caratteri sessuali secondari (sviluppo del seno, allargamento del bacino).
La loro produzione aumenta notevolmente durante la gravidanza, in particolare nel corso del primo trimestre, poiché queste sostanze inducono una serie di processi che favoriscono l’attecchimento e lo sviluppo dell’embrione.
- progesterone: crea le condizioni ottimali per la gravidanza, in particolare mantiene rilassata la muscolatura uterina, evitando il rischio che questo organo si contragga prima del tempo.
- ossitocina: stimola la contrazione dell’utero per indurre il parto. Agisce anche sulla mammella, favorendo l’escrezione del latte.
- prolattina: è l’ormone che stimola la produzione del latte.

Il diabete gestazionale

Diabete gestazionale (pic by a11sus)

Circa 4 donne su 100 soffrono di diabete gestazionale nel corso della gravidanza.
E’ una condizione strettamente associata agli importanti cambiamenti ormonali che si verificano nel corpo femminile: il sovraccarico di ormoni contrasta l’effetto dell’insulina, ormone prodotto dal pancreas che svolge la funzione di rendere disponibile nei vari organi e tessuti il glucosio presente nel sangue.
In alcune donne pertanto risulta elevato il valore della glicemia: questa condizione, nella maggior parte dei casi, tende a risolversi con il parto, tuttavia costituisce un fattore di rischio per l’insorgenza del diabete di tipo II nella mamma o nel nascituro.
Il diabete gestazionale sopraggiunge in genere in forma asintomatica, anche se talvolta si manifesta con particolari sintomi, a cui è importante prestare attenzione:

  •  aumento della sete
  •  aumentato bisogno di urinare
  •  perdita di peso corporeo
  •  senso di nausea e vomito
  •  frequenti infezioni genitali (cistiti e candidosi)
  •  disturbi alla vista

Il Ministero della Salute ha recentemente aggiornato le raccomandazioni in merito allo screening e alla diagnosi del diabete gestazionale contenute nelle linee guida relative alla gravidanza fisiologica.
Questi documenti prevedono un controllo della glicemia plasmatica a inizio gravidanza, finalizzato a individuare le donne con diabete preesistente e uno screening successivo che viene eseguito in tempistiche differenti sulla base del rischio individuale, che è legato a parametri quali l’età, l’indice di massa corporea, la comparsa di diabete durante precedenti gravidanze, l’anamnesi familiare.
Il metodo di screening per il diabete gestazionale consiste nell’esecuzione di una curva da carico del glucosio, che valuta il livello della glicemia a digiuno e dopo l’assunzione di una soluzione arricchita di glucosio secondo tempistiche prestabilite.
Nella maggior parte delle donne è possibile tenere sotto controllo questo disturbo attraverso una dieta controllata e un’ adeguata attività fisica; in una percentuale di casi variabile tra il 10 e il 20% invece il ginecologo prescrive l’assunzione di insulina.
Esistono infine alcune complicazioni associate al diabete gestazionale, tra cui le più frequenti sono:

  •  gestosi
  •  eccessivo accrescimento del feto , con conseguente
  •  necessità di ricorrere al taglio cesareo e
  •  distocia di spalla, ovvero difficoltà a disimpegnare le spalle durante la fase espulsiva del parto con conseguente rischio di lussazione.
  •  ittero
  •  aumentato rischio di sviluppare diabete di tipo II dopo il parto, in particolare nei successivi 5 anni.

Il test di Coombs

Test di Coombs (pic by Roberto Carlos Pecino)

All’inizio della gravidanza ogni mamma è sottoposta ad una serie di esami che permettono di valutare il suo stato di salute e che forniscono anche importanti informazioni sull’eventuale presenza di condizioni particolari che il medico deve monitorare nel tempo.
Insieme alla determinazione del gruppo sanguigno viene prescritto il test di Coombs, un esame di screening eseguito sul siero della mamma che serve a evidenziare una incompatibilità tra il suo sangue e quello del feto e che è dovuta a una diversità nel fattore Rh, una proteina (antigene D) localizzata sulla superficie dei globuli rossi.
Nel caso in cui la mamma sia Rh- e il papà Rh+, e il bambino erediti il gruppo sanguigno paterno, il sistema immunitario della mamma riconosce come estraneo l’antigene D assente nel sangue materno e lo attacca, mediante la produzione di anticorpi specifici che attraversano la placenta, riconoscono i globuli rossi del feto e li distruggono.
Come conseguenza si sviluppa nel feto una anemia di gravità variabile, definita malattia emolitica del feto (MEN), che nei casi più gravi può portare alla morte intrauterina.
Il rischio di incorrere in questo tipo di problema non è uguale per tutte le donne: se la mamma è Rh+ o se entrambi i genitori sono Rh- non esiste alcun pericolo per il feto.
Tale rischio è inoltre lieve nel corso della prima gravidanza, poiché la placenta impedisce che grandi quantità di sangue fetale entrino nella circolazione materna, e che di conseguenza si sviluppi nella mamma una risposta immunitaria importante.
Al contrario una seconda gravidanza è molto più esposta a questo rischio, poiché è probabile che durante il primo parto il sangue fetale sia entrato a contatto con quello materno, e abbia indotto nella mamma un processo, definito di immunizzazione, nei confronti del gruppo sanguigno del feto.
Alcune condizioni favoriscono questo contatto, in particolare:

  • il parto cesareo
  • la placenta previa
  • le gravidanze ectopiche
  • gli aborti spontanei

Il test di Coombs viene prescritto di prassi durante il primo trimestre di gravidanza; le mamme con gruppo sanguigno Rh- devono ripeterlo a cadenza mensile tenendo monitorata la concentrazione degli anticorpi materni; al contrario nelle donne con Rh + l’esame viene generalmente ripetuto soltanto nell’ultimo trimestre di gravidanza.